Riciclo plastica mare - Non sprecare
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Quando la plastica nei mari diventa una risorsa: con il riciclo occhiali, skateboard e mattoni

L’inquinamento marino è un problema sempre più grave ma, finalmente, qualcosa si muove. Non solo le Istituzioni ma anche la società civile e le aziende stanno cominciando a combattere questa battaglia

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RICICLO PLASTICA MARE –

I nostri Oceani sono invasi dalla plastica. È un problema sempre più grave che finalmente Istituzioni e società civile stanno cercando di affrontare in maniera seria. A fine luglio, ad esempio, con il passaggio positivo in Commissione Ambiente e attività produttive della Camera dei deputati, il testo di legge sulla cosmesi sostenibile ha fatto un primo passo verso l’approvazione. La proposta, se dovesse passare, imporrebbe ai prodotti dell’industrie cosmetiche una riduzione di utilizzo di microplastiche sia nelle sostanze che li compongo che nell’imballaggio. Come dicevamo, però, non sono solo le Istituzioni a muoversi anzi, spesso, l’iniziativa legislativa arriva  solo dopo l’impulso della società civile. In questi ultimi anni, infatti, stanno proliferando i progetti di associazioni e privati per preservare il patrimonio che rappresentano i nostri mari.

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PULIZIA DEL MARE –

Uno dei progetti più interessanti, di cui abbiamo abbondantemente parlato, è quello del giovane olandese Boyan Slat che ha ideato una macchina gigantesca che è in grado di pulire il mare. A dare il buon esempio ci ha pensato anche il colosso dell’abbigliamento Adidas che ha laciato una serie di iniziative particolarmente interessanti, tra cui: eliminare tutti i sacchetti di plastica dai suoi punti vendita e mettere fine all’utilizzo di microsfere di plastica in tutti i prodotti per il corpo.

RETI DA PESCA DIVENTANO OCCHIALI E SKATEBOARD –

Non è solo la plastica a inquinare il mare, uno dei problemi maggiori degli ultimi anni è costituito dalle reti da pesca abbandonate. A tal proposito la società cilena Bureo, che realizza skateboard e occhiali da sole, ha deciso di lanciare una linea prodotta reciclando proprio le reti da pesca vecchie o abbandonate. Il risultato per l’ambiente è molto positivo, visto che i pescatori cambiano le reti dalle 15 alle 20 volte l’anno e che, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, le reti da pesca abbandonate rappresentano il 10% dei rifiuti plastici marini. Il nome dell’azienda in cileno significa “onda” che, come si legge nel loro sito, non rappresenta solo le onde dell’oceano, ma anche quello che si sono prefissati di diventare: un’ondata di cambiamento. Una parte della vendita di questi prodotti, infatti, è devoluta alla raccolta delle reti e a campagne di sensibilizzazione.

Ricilclo plastica mare 1

Questa foto è stata tratta dalla pagina Facebook di Bureo

RICICLO PLASTICA PER EDILIZIA –

Un altro progetto interessante è quello della società statunitense ByFusion che ha pensato di utilizzare i rifiuti plastici marini per produrre, attraverso una pressa ma senza colle o adesivi, blocchi per costruzioni. Quest’ultimi non hanno la stessa resistenza del calcestruzzo, ma sono ottimi isolanti di calore e suono e, quindi, vengono utilizzati come elementi di riempimento delle normali strutture di costruzione.

riciclo plastica mare 2

Questa foto è stata tratta dal profilo Instagram di ByFusion

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