Reti da pesca che diventano borse e tappeti

Un rifiuto marino molto frequente e inquinante. che può diventare però la materia prima per nuovi oggetti.

riciclo le reti da pesca abbandonate in mare diventano abiti e tappeti 1

Le reti da pesca rappresentano uno dei rifiuti marini più inquinanti e pericolosi, e sono spesso indicate con il termine tecnico “ghost nets” (letteralmente:reti invisibili), per il fatto che quasi sempre galleggiano sott’acqua e non si vedono. L’estrema pericolosità di questo rifiuto deriva dal fatto che le reti da pesca sono fatte con  materiali sintetici come nylon, polietilene ad alta densità (HDPE) o polipropilene, che non si degradano facilmente in mare.possono rimanere in acqua anche per centinaia di anni, frammentandosi lentamente nelle micidiali microplastiche.Ma proprio le caratteristiche così resistenti del materiale di base, rende le reti da pesca un rifiuto molto utilizzato da piccole e medie aziende italiane per produrre magliette, costumi da bagno, abbigliamento sportivo, e anche borse, zaini, accessori. Per non parlare di oggetti di arredamento, come i lampadari, e persino degli skateboard. 

I tessuti ecosostenibili di Carvico

Riciclo reti da pesca
Photo Credit sito www.carvico.com

Carvico, un’azienda italiana in provincia di Bergamo, specializzata nella produzione di tessuti tecnici, utilizza le reti da pesca dismesse (insieme ad altri materiali di scarto come fluff di tappeti e plastica industriale) per contribuire alla produzione del filato ECONYL®, un nylon completamente rigenerato e riciclabile all’infinito. Con questo filato vengono realizzati tessuti elasticizzati e resistenti che, a loro volta sono impiegati per produrre:

  • Costumi da bagno
  • Abbigliamento sportivo e athleisure
  • Abbigliamento tecnico per ciclismo, running, triathlon

I tappeti e la moquette di Aquafil

moquette aquafil
Photo Credit sito www.aquafil.com/it

Anche il gruppo Aquafil, la cui sede centrale è ad Arco, in provincia di Trento, punta sul recupero delle reti da pesca dismesse per arrivare, attraverso la rigenerazione fatta in un impianto in Slovenia, all’ECONYL®. Il filo di nylon ottenuto dalle reti da pesca si trasforma in un vero e proprio catalogo di prodotti: dai tappeti e dalla moquette per la casa a t-shirt, calze, biancheria intima, e costumi da bagno.

Le borse e gli zaini di Risacca

Così le reti da pesca diventano costumi, borse e tappeti
Photo Credit | sito www.risaccaproject.com

Tre giovani di Mazara del Vallo, in Sicilia, sono riusciti a realizzare, con il marchio Risacca, un progetto per trasformare i resti delle reti da pesca, che in quella zona inquinano particolarmente il mare, in borse, zaini, e accessori vari.

Gli occhiali da sole di Bureo

occhiali da sole bureo
Photo Credit sito bureo.co

Un’altra iniziativa eco-friendly che contrasta l’inquinamento marino – le reti da pesca dismesse costituiscono il 10% dei rifiuti plastici marini, e cambiandole da 15 a 20 volte l’anno, si genera purtroppo un grave impatto ambientale – è quella dell’azienda cilena Bureo, che le trasforma in prodotti funzionali, come skateboard e occhiali da sole.

Gli arredi di design NETTA

NETTA  (Netta Circular Design) è un’iniziativa  di artigianato da economia circolare che recupera scarti di reti da pesca per realizzare nuovi prodotti o installazioni, in collaborazione con cooperative di pesca locali.  Con gli avanzi delle reti da pesca vengono creati oggetti e installazioni di design, pensati per spazi pubblici e urbani, come ad esempio elementi di arredo per aree di relax, strutture decorative o installazioni artistiche con elementi intrecciati in stile macramé .
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Fonte: lucaalessandrini.com/netta

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