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RiartEco 2012, quando l’opera d’arte è fatta coi rifiuti

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Avete intenzione di fare un salto in Toscana nei prossimi giorni? Non perdete l’occasione di andare a vedere l’VIII mostra internazionale RiartEco. Dal 5 al 12 maggio, infatti, il bellissimo chiostro della biblioteca delle Oblate a Firenze, si conferma  location ideale dell’evento. Fra l’altro, come si legge su un articolo della rivista socialdesignmagazine.com, la mostra è ad ingresso libero.

Protagonista assoluto della competizione artistica, il rifiuto, lo scarto, l’oggetto vecchio e desueto, che alla fine del proprio ciclo produttivo, ri-nasce, si riappropria di un vero e proprio significato, grazie all’immaginazione degli artisti partecipanti, provenienti da tutta Italia. Attraverso questa esposizione, i protagonisti dimostrano come l’intelligenza creativa superi spesso i limiti dell’arte, La maggior parte dei lavori presentati ha insito il senso dell’eccezionalità dell’uso e del ri-uso, che ben contrasta la mercificazione estrema della società transculturale contemporanea, ultimamente esplosa in un frenetico "usa e getta".

La fantasia regna sovrana sull’atmosfera creata dalla mostra, rivolta soprattutto a un popolo di giovani che emerge e che deve ancora scoprire e non sprecare le meraviglie di una vita. Gli artisti si sfidano e sanno che entreranno in un’attenta e colta area di giudizio.

Infatti, ogni fruitore dell’esposizione, è chiamato a votare, attraverso carta e penna, l’opera che più ha gradito. Al vincitore andrà un piccolo premio erogato dall’associazione organizzatrice: POP point of presence e la magnifica opportunità di tenere esposta l’opera, per un anno, all’interno dei locali della biblioteca stessa. Novità assoluta in questa edizione, è la presenza di Luca Matti, pioniere nell’arte del riciclo, che offre per gentile concessione della galleria "Fritteli – arte contemporanea" una sua opera in esposizione. L’opera, esclusa naturalmente dalla competizione, è "Areonautico", imponente scultura plastica realizzata principalmente con camera d’aria, che rappresenta un umanoide mutante e che ci rimanda all’originario desiderio, caro nei secoli, di Homo sapiens, quello di poter, alla fine, spiccare il volo.