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Reddito di dignità: in Puglia 600 euro al mese a chi è povero

Interessati al provvedimento circa 60mila cittadini pugliesi. L’assegno è progressivo, in rapporto al numero dei componenti del nucleo familiare. La regione ha messo sul tavolo 70 milioni di euro l’anno, per cinque anni.

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REDDITO DI DIGNITÀ REGIONE PUGLIA –

Come sempre in Italia le scosse, e il vero cambiamento, arrivano dalla periferia e dalle amministrazioni locali. In Puglia il governatore Michele Emiliano ha fatto una scelta forte e coraggiosa, senza aspettare soluzioni romane: 60mila cittadini della regione potranno ricevere un reddito di dignità (red), equivalente nella sostanza al reddito di cittadinanza o al reddito di inclusione dei quali abbiamo spesso parlato, pari a un massimo di 600 euro al mese.

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REDDITO DI DIGNITÀ: COME FUNZIONA –

I soldi messi sul tavolo dal governatore non sono pochi. Si tratta di una spesa complessiva pari a 70 milioni di euro l’anno, per cinque anni, per un totale di 350 milioni di euro. Premesso che il red non potrà superare un arco temporale di 12 mesi, salvo proroghe, i meccanismi di assegnazione del contributo sono collegati al reddito percepito e al numero dei componenti del nucleo familiare. Due scelte condivisibile, perché è bene avere un parametro oggettivo per assegnare i fondi e sostenere le famiglia in proporzione al numero delle persone che ne fanno parte.

In concreto: è considerato povero ai fini dell’accesso al red chi ha un reddito annuo inferiore ai 3mila euro. Una famiglia con cinque componenti  riceverà un assegno di 6900 euro netti al mese (tetto massimo), poi si scende a 520 euro per quattro componenti e così via fino alla semplice coppia che potrà beneficiare di un aiuto di 330 euro al mese. Sarà molto importante vedere come il provvedimento verrà applicato: solo una gestione trasparente dei fondi riuscirà a sconfiggere la principale obiezione al reddito di dignità ( o di cittadinanza), ovvero il rischio di fare l’ennesimo intervento assistenziale. Specie al Sud.

REDDITO DI DIGNITÀ: LA SFIDA DI EMILIANO –

La svolta di Emiliano («Finalmente facciamo qualcosa di sinistra e ci occupiamo seriamente della povertà» annuncia il governatore) non potrà lasciare indifferente Matteo Renzi. C’è già il precedente del presidente dell’Inps, Stefano Boeri, che ha chiesto di prevedere, nell’ambito di un nuovo modello di welfare, un reddito minimo per le famiglie più povere, da finanziare attraverso il taglio delle pensioni più ricche. Una proposta che non piace, perché considerata impopolare, al premier. Non gli andrà bene neanche il provvedimento deciso da Emiliano?

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