Porty Clothes, la startup che recupera vestiti scartati, li sistema e li rivende

Un progetto nato a Bologna, grazie a uno studente universitario di appena 24 anni

Uova di Pasqua49
Marco Portaro, 24 anni, è un giovanissimo studente di Economia dell’Università di Bologna, che ha avuto un’idea molto interessante. Una startup  che mette insieme riciclo creativo, riduzione degli sprechi e abbigliamento, tutto in chiave di economia circolare. La piattaforma si chiama Porty Clothes e il meccanismo di recupero-trasformazione-vendita è abbastanza semplice e attraversa cinque passaggi:
  • Raccolta dei capi: vengono recuperati vestiti usati o tessuti di scarto.
  • Selezione dei materiali: si scelgono soprattutto fibre naturali (come cotone e lana).
  • Restyling e riparazione: i capi vengono analizzati e “riparati” (buchi, macchie, difetti).
  • Trasformazione creativa: alcuni vestiti vengono modificati o combinati tra loro per creare pezzi unici.
  • Nuova vendita: i capi rigenerati vengono rimessi in circolazione come prodotti unici e sostenibili.

Racconta Marco:  “Quando ho iniziato, molti sono rimasti sorpresi e mi hanno dato del “matto”, un termine che in realtà mi lusinga. L’idea è nata in un momento di vulnerabilità: a fine marzo ho avuto un improvviso battito anomalo del cuore. Durante la corsa in ospedale, mi sentivo su un altro pianeta. Al pronto soccorso, la mia attenzione fu catturata da un oggetto semplice: un vaso con una crepa. Ho riflettuto su quella crepa tutta la notte, collegandola alla filosofia giapponese del Kintsugi, dove i vasi rotti vengono riparati con l’oro, diventando più preziosi dell’originale. Ho deciso di applicare questo concetto ai vestiti: dare nuova linfa a quei capi che vengono buttati via perché considerati “morti”. A questo si unisce il simbolismo del fiore di loto, che nasce dal fango, proprio come la forza delle persone colpite dalle calamità naturali“.

Teniamo presente che la fast fashion è uno dei settori più inquinanti e insostenibili, come dimostrano alcuni dati europei: 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili all’anno, di cui solo il 22% viene riutilizzato. In Italia, uno dei Paesi leader a livello mondiale nel settore moda e secondo paese per quota di mercato (6,8%), si producono 160.000 tonnellate di rifiuti tessili. Oltre al problema ambientale dello smaltimento dei capi d’abbigliamento che vengono gettati, l’industria tessile consuma enormi quantità d’acqua ed ha il triste primato di essere al secondo posto tra le industrie più inquinanti al mondo (dopo l’industria petrolifera). Il recupero dei tessuti è quindi fondamentale per limitare i consumi idrici, quelli energetici, la produzione di microplastiche e ridurre l’inquinamento delle acque.
Il progetto è candidato al Premio Non Sprecare 2026, nella sezione Startup. Per candidare i vostri progetti, seguite le istruzioni fornite qui.
Foto di copertina tratta dalla pagina instagram di Porty Clothes

Leggi anche:

Vuoi conoscere una selezione delle nostre notizie?