Le isole Svalbard, un arcipelago della Norvegia nel Mar Glaciale Artico, tra la Norvegia continentale e il Polo Nord, rappresentano uno dei punti di osservazione più importanti per misurare nel mondo la crisi climatica, per un motivo fondamentale: sono la zona del pianeta che si sta riscaldando più velocemente, quindi in qualche modo anticipa fenomeni che poi andranno diffondendosi anche in altre aree del globo.
Ma da che cosa dipende questa circostanza così unica? E in quale modo l’osservazione delle Svalbard (9 isole principali, e 30mila tra isolotti e scogli) può condizionare le previsioni sull’andamento delle temperature e sui relativi effetti?
- Amplificazione artica. L’Artico nel suo complesso si riscalda molto più dell’equatore o di altre latitudini medie: questo fenomeno è noto come “amplificazione artica”. E in particolare nelle isole Svalbard la perdita del ghiaccio marino riduce l’albedo (ovvero la capacità delle superfici di riflettere la luce solare), porta l’oceano ad assorbire più calore, e ad aumentare ulteriormente le temperature rispetto alla media.
- La spirale di retroazione positiva. Quando il ghiaccio si scioglie, si espone una superficie più scura (terra e acqua), e questa assorbe più energia solare. Da qui un ulteriore aumento delle temperatura e uno scioglimento dei ghiacci decisamente più rapido.
- Riscaldamento invernale. Il riscaldamento è particolarmente intenso durante l’inverno, con temperature che in quella stagione sono aumentate di oltre 7°C (circa 1,5°C per decennio) dal 1971. Questo provoca eventi di pioggia su neve, riducendo ulteriormente la superficie riflettente.
- Fiumi atmosferici. La regione è sempre più soggetta a “fiumi atmosferici”, correnti che trasportano calore e umidità dalle zone tropicali o temperate verso il Polo Nord, innalzando drasticamente la temperatura locale.
- Fusione del permafrost. Il rapido innalzamento delle temperature, molto più veloce rispetto alla media, scioglie il terreno sempre ghiacciato (il permafrost), e così libera metano e CO2, creando un ulteriore “effetto feedback” che accelera la crisi climatica.
Le isole Svalbard, per effetto di queste specificità, rappresentano un punto di osservazione fondamentale per gli scienziati che studiano l’evoluzione della crisi climatica: sono il luogo dove il futuro sta accadendo oggi. Studiarle permette di calibrare i modelli climatici globali e capire quanto tempo c’è ancora per agire. Non a caso nel mondo scientifico alle isole Svalbard si assegna la famosa definizione di “canarino nella miniera”, in quanto sono un indicatore precoce, preciso e molto sensibile agli effetti della crisi climatica. L’espressione ha un profilo storico e nasce quando nelle miniere di carbone si portavano i canarini in gabbia, perché erano più sensibili dei minatori ai gas tossici, in particolare il monossido di carbonio.
Una volta arrivato in miniera, all’interno della sua gabbia, se il canarino smetteva di cantare o anche, dopo qualche ora moriva, significava che il pericolo era grave e molto imminente. Così oggi, le isole Svalbard sono il più importante sistema di allarme climatico che abbiamo a disposizione.
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