Parla Brown: "Serve un nuovo modello di sviluppo" | Non Sprecare
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Parla Brown: “Serve un nuovo modello di sviluppo”

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Per Brown non ci sono piu’ sistemi di riferimento, a problemi globali va data una risposta globale

LONDRA.
Dal nostro corrispondente Petto di pollo con asparagi avvolti in un`inquietante salsa color nocciola. Il piatto forte del G-2o del 2 aprile a Londra dovrebbe essere questo. Era immortalato in una fotografia che Jamie Oliver, celebrato cuoco britannico, infilava in una busta mentre usciva da Downing Street dove aveva illustrato le prelibatezze per un mondo in crisi. Menu’ economico aveva ordinato Gordon Brown in ossequio alle ristrettezze globali e all`apparenza l`avra’.

Lui, 58 anni, premier dal 2007, e’ convinto invece che il suo summit non sara’ a basso contenuto di calorie. Lo ha ribadito ieri inun`intervista concessa a un gruppo selezionato ditestate, per l`Italia al Sole 24 Ore.

A una nuova Bretton Woods, come lei auspicava, nessuno sembra credere piu’. Sembra invece prendere forma una versione minimalista dell`agenda. Qualche intesa ci sara’, ma,non si vedono grandi notizie all`orizzonte.

Non sono cosi’ pessimista come lei sulla capacita’ del mondo di unirsi. Quello che abbiano avviato e’ un processo che avra’ altre tappe, da non dimenticare quella di Copenaghen sull`ambiente.

Sono convinto che sia necessaria una risposta globale auna crisi globale. Ci sara’ accordo sul salvataggio del sistema bancario, sul rilancio del commercio e della crescita.

Sullo stimolo fiscale? Possiamo arrivare anche li’.

Non bisogna mai, dimenticare l`esito del G-2o dei ministri di economia e finanza ad Horsham qualche giorno fa. Ne’ quello del summit europeo. In entrambi i casi e’ stato detto che sara’ adottata qualsiasi misura necessaria per superare la crisi.

Questo e’ il punto: sara’ fatto tutto quanto e’ necessario.

Secondo il presidente francese Sarkozy in realta’ stiamo assistendo a un epilogo e non a un nuovo inizio. Che cosa pensa della fine del capitalismo in versione anglosassone immaginata dall`Eliseo? In realta’ siamo a un punto di svolta. Cambia l`economia globale e nasce una vera societa’ globale che ha bisogno di risposte globali per ridare stabilita’ finanziaria, per rispondere alla sfida climatica, per soddisfare la domanda di quei Paesi che chiedono eguaglianza. Sono questioni che vanno declinate insieme. E per farlo non ci si puo’ appellare a modelli statici che si riferiscono al sistema anglosassone o a quello asiatico.

Dobbiamo dare una risposta globale a un problema globale.

Ne ho parlato pochi minuti fa con il presidente Obama. Una lunga conversazione che ha toccato anche la questione afghana e quella irachena.

Al centro del nuovo ordine `che sembra destinato a prendere corpo in seguito alla crisi ci sara’ il rilancio delle istituzioni internazionali. Alle economie emergenti e’ chiesto di partecipare fattivamente ma cosa avranno in cambio? Siamo in un mondo che sta cambiando e le nostre istituzioni internazionali si devono adattare.

Mi riferisco al Fondo monetario internazionale, ma non solo. Non puo’ sorprendere che quanto fu deciso negli anni quaranta abbia ora bisogno di essere adattato alla realta’ contemporanea.

C`e’ accordo che i Paesi emergenti abbiano una maggiore rappresentanza in queste istituzioni. E questi Paesi sono disponibili a finanziare le istituzioni internazionali a fare di piu’ soprattutto a ristrutturare il sistema bancario di altre nazioni in via di sviluppo.

Quali poteri, quali” quote nel Fondo monetario e nelle altre istituzioni internazionali i Paesi europei sono pronti a cedere ai Paesi emergenti? Lo ripeto. Le istituzioni internazionali di una nuova economia globale devono rispec- chiare gli equilibri della nuova economia globale.

Per un decennio, quando era Cancelliere dello Scacchiereha salutato con entusiasmo l`approccio morbido alla regolamentazione dei mercati e alla City in particolare.

Ora chiede maggiore severita’.

Si sbagliava prima o sbaglia ora? Noi inglesi abbiamo fatto di tutto per organizzare una risposta comune a problemi che conside’riamo comuni. Abbiamo proposto riforme del Financial stability forum; abbiamo proposto riforme dell`Fmi e della Banca mondiale; riforme del sistema di vigilanza cross border.

Tutte cose iit eessarieche sollecitiamo da dieci anni. Per quanto riguardala City voglio essere chiaro: noi volevamo un sistema di regolamentazione basato sul rischio. Quando una societa’ era a rischio c`erano regole severe, quando invece andava bene ritenevamo che misure troppo severe non fossero necessarie. Quello che abbiamo imparato con questa crisi e’ che le banche sono cosi’ annodate l`una con l`altra che quanto accade a una finisce per comprometterne un`altra. Questo deve illuminare il sistema di regolamentazione degli istituti finanziari nel futuro.

Allora e’ favorevole a garantire piu’ potere divigilanza alla Banca centrale europea? In queste.settimane sono stati presentati sia il rappor-` to de Larosie’re, sia il rapporto Turner. Noi siamo d`accordo che in un mercato finanziario comune sono necessarie regole condivise e ora dobbiamo decidere quali dovranno essere per il futuro. Per quanto riguarda la vigilanza individuale sulle banche crediamo che esso sia e dovra’ sempre essere unproblema dell`autorita’ di controllo nazionale.

E ho ragione di credere che cosi’ restera’.

Primo ministro, lei parla di risposta globale e di azione coordinata. Ma in questa crisi abbiamo visto solo risposte slegate le une dalle altre. L`ultimo esempio e’ il pacchetto da un trilione di dollari varato dagli Usa.

C`e’molto piu’ coordinamento di quanto vogliate credere e di quanto possa apparire.

Ogni Paese ha fatto e sta facendo quello che puo’ e in relazione al sistema bancario che ha.

L`idea comune e’ di identificare gli assett tossici e di neutralizzarli per rilanciare il credito.

Ognuno lo fa secondo le esigenze e le caratteristiche delle proprie istituzioni bancarie.

Eppure in queste settimane non sono mancate le fughe in avanti di singoli Stati verso soluzioni protezioniste.

Che cosa ne pensa? Credo solo che il protezionismo non protegga nessuno. la via che conduce alla rovina, capace soltanto di innescare un ciclo, sotto il segno del declino, dove non si potra’ piu’ commerciare.

Rilanciare il commercio in questa fase e’, invece, essenziale.

Per tutti, ma soprattutto per i Paesi in via di sviluppo.

Dal G-2o uscira’ una proposta concreta per riaprire le linee di credito a sostegno delle operazioni di import-export.

Sono previste forti, anche violente proteste in occasione del summit londinese. Che cosa dice ai dimostranti? Che dovrebbero protestare se il mondo non avesse la volonta’ e la forza di unirsi per dare una risposta globale ad esigenze globali. questo che la gente, gli elettori, i cittadini vogliono.

Non la condanna di chi si avvolge in uno striscione – come mi e’ capitato di vedere – che invoca una risposta mondiale contro la globalizzazione .

Un paradosso? Appunto. Il G-2o sapra’ dare la risposta giusta a quanto sta accadendo.