- Svezia: 40% dei valori sopra il limite
- Austria: 40%
- Francia: 32%
- Spagna: quasi 25%
- Germania: 22%
- Italia: 9,3%
- Polonia: 3,3%
- si considera la somma di 24 PFAS;
- ogni PFAS viene pesato in funzione della sua potenza rispetto al PFOA, attraverso un Relative Potency Factor (RPF);
- la somma viene quindi espressa come equivalenti di PFOA, un tipo specifico di PFAS;
- per il biota/pesce il valore proposto è 77 ng/kg di peso fresco, cioè 0,077 µg/kg, come equivalenti PFOA
L ‘attuale standard ambientale europeo per il pesce riguarda essenzialmente il PFOS ed è di 9,1 µg/kg, cioè 9.100 ng/kg. La proposta PFAS-24 sarebbe invece di 77 ng/kg di equivalenti PFOA: parliamo quindi di un valore circa 118 volte più basso.
Dopo ben quattro anni di negoziati, la nuova direttiva è stata approvata dal Consiglio e dal Parlamento europeo nel marzo 2026, ed è pubblicata il 20 aprile 2026, per entrare in vigore a maggio dello stesso anno: gli Stati membri hanno però tempo fino al 22 dicembre 2027 per recepirla nella legislazione nazionale.
Con le nuove norme l’Italia dovrà produrre una fotografia molto più completa della contaminazione da PFAS nelle proprie acque, anziché basarsi prevalentemente su PFOS e su monitoraggi non omogenei. E questo potrebbe avere conseguenze concrete soprattutto in aree già note per la contaminazione, come il Veneto e le altre zone più a rischio PFAS una volta applicati i nuovi criteri, alcuni corpi idrici potrebbero risultare ufficialmente non conformi ai nuovi standard e richiedere programmi di riduzione delle emissioni.
Al momento la situazione delle zone dove la percentuale di pesci colpiti dai PFAS è più alta è la seguente:
- Veneto: è il caso più noto. Nelle acque interessate dalla contaminazione industriale, i PFAS si sono bioaccumulati nei pesci; uno studio su 107 pesci d’acqua dolce ha trovato PFOS in quasi il 99% degli esemplari. Il consumo del pesce proveniente dall’area investigata era stato vietato dalle autorità venete.
- Nord Italia e bacino del Po: sono state rilevate concentrazioni significative anche in pesci del Po, con PFOS come contaminante predominante.
- Laghi italiani: in particolare il Lago Maggiore ha mostrato livelli di PFOS nei pesci superiori allo standard ambientale europeo utilizzato per valutare il rischio da consumo di pesce, anche se lo studio non evidenziava un rischio concreto per la popolazione in base ai consumi effettivi.
- L’esposizione ai PFAS può ridurre la risposta immunitaria, per esempio la risposta agli antigeni vaccinali.
- L’EFSA ha riscontrato associazioni con effetti sullo sviluppo e, in particolare, con una riduzione del peso alla nascita. Questo rende particolarmente importante l’esposizione durante gravidanza e sviluppo infantile.
- Sono stati osservati anche effetti avversi sui livelli di colesterolo e sul fegato. L’EFSA considera però la protezione del sistema immunitario sufficiente a proteggere anche da questi altri effetti nella valutazione della TWI.
- PFOS e PFOA sono particolarmente problematici perché sono molto persistenti e possono accumularsi nell’organismo. Il pesce è una delle fonti alimentari importanti di esposizione proprio perché i PFAS possono bioaccumularsi lungo la catena alimentare acquatica.
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