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Napoli, mezza città ancora sotto i rifiuti

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Hanno tra i sei e i quattordici anni. Sono una ventina. Hanno pulito da soli la piazza, hanno accumulato l’immondizia ai quattro angoli, hanno montato le porte e anche pali della luce (abusivi) per illuminare il campo, e hanno dato il via al quadrangolare del quartiere. Torneo di calcetto fai da te: ecco piazza Mercato tra immondizia e caldo, tra la puzza che ormai ha impregnato i sampietrini e l’acqua che i piccoli giocatori accaldati si gettano addosso, raccogliendo le bottiglie dai cumuli di rifiuti e riempiendole di acqua alla fontana.

Dopo due settimane di emergenza, la città torna lentamente a respirare. Ieri sono state raccolte altre 1300 tonnellate. Molte strade sono state pulite, tra il sollievo e l’incredulità della gente (via Toledo, via Duomo, corso Vittorio Emanuele dal lato di Mergellina, piazza Dante), ma restano, a macchia di leopardo, zone di crisi: piazza Mercato, corso Vittorio Emanuele (lato di piazza Mazzini), via Salvator Rosa, via Vergini. Non c’è una distinzione tra quartieri bene e quartieri popolari. La città si divide tra strade pulite e strade sporche. E ora l’emergenza è il caldo. Il mix di rifiuti e alte temperature scatena odori nauseabondi anche lì dove i cassonetti sono vuoti. Il percolato dell’immondizia non raccolta da giorni ha impregnato le strade.

Cassonetti vuoti e strade pulite in intere zone come Chiaia, Posillipo, via Toledo, i Quartieri Spagnoli e la City. I cumuli sono visibilmente diminuiti. Ma non ovunque. Caldo, puzza e invasione di insetti rimangono il tormento per le zone di crisi rimaste in città. «Qui non la raccolgono da oltre un mese l’immondizia e i nostri figli sono costretti a giocare tra i rifiuti», si lamenta una donna affacciata al balcone di piazza Mercato, indicando i piccoli con le maglie del Barcellona e del Napoli che giocano a farsi i gavettoni davanti ai cumuli di immondizia.
Altra zona rossa: corso Vittorio Emanuele, dal lato di piazza Mazzini, dove nella notte tra sabato e domenica c’è stata l’ennesima rivolta, con cassonetti rivoltati e molti residenti, all’arrivo dai camion della spazzatura, scortati dalle forze dell’ordine, hanno addirittura sentito tre colpi di pistola.

«Secondo me non è stata la polizia, ma quei malamente che sono saliti dal Cavone. Io ho sentito distintamente tre colpi», riferisce una donna, che abita di fronte alla scuola elementare Sacro Cuore. A confermare la sua versione anche Michele Frasca, barricato all’interno della sua pasticceria, al civico 452. All’interno del laboratorio odore di lievito e crema, subito fuori la vetrina il Vesuvio sullo sfondo e in primo piano un cumulo alto 2 metri e lungo almeno 4. «Mia moglie ha sentito gli spari stanotte, ma la rivolta è stata un po’ più avanti, lì dove ora la strada è pulita. Noi siamo stremati. Chi passa qui davanti lo fa con la mano sul volto per non respirare la puzza. Non entra più nessuno a comprare un cornetto. Il lavoro è calato del 70 per cento. Siamo gente per bene e non ci ribelliamo, ma forse fanno bene i delinquenti. Chi sopporta in silenzio non viene ascoltato».

Fetore dolce e nauseabondo anche in via Vergini, alla Sanità, dove ieri pomeriggio i residenti armati di guanti, pale e acqua hanno cominciato a pulire la strada da soli, partendo dalla scalinata dalla chiesa Santa Maria Succurre Miseris. «Vista la situazione bisogna rimboccarsi le maniche — spiega Enrico — così dopo pranzo ci siamo organizzati». Filomena si ferma a guardare i vicini pulire: «Bravi. Grazie». «Fortunatamente qui nessuno ha mai incendiato i cumuli — commenta Gianni, dietro al bancone del Bar Vergini — ma a parte i cassonetti colmi, il problema è la puzza. Le strade sono impregnate di questo odore di munnezza. Bisogna lavare l’asfalto, disinfettare i cassonetti, l’emergenza non è finita solo perché hanno raccolto i sacchetti». In via Vergini in tanti si lamentano per le zanzare e gli insetti. «I bambini hanno punture strane — spiega Mina, 32 anni — speriamo siano zanzare e non altro. Qui sembra di vivere in una discarica». Stesso allarme in via Salvator Rosa. Serafina, 80 anni, è seduta con la sua badante alla panchina accanto alla statua di Padre Pio, all’altezza del civico 648: «Neanche lui è riuscito a fare il miracolo — indica il santo tra i fiori di plastica — dentro non si respira per la puzza. Allora sono scesa in strada a prendere un po’ d’aria, sono vecchia non posso camminare, ma anche qui viene la nausea a respirare».

All’altezza del civico 339 di via Salvator Rosa il cumulo di immondizia invade per metà il portone di ingresso del palazzo: «Abito al quarto piano, ma viviamo blindati in casa per la puzza, perché si crea un effetto cappa e l’aria è irrespirabile — spiega Pietro Di Nocera — il guaio è che sotto casa nostra sversano i residenti di almeno tre isolati. L’unica vera soluzione sarebbe eliminare i cassonetti e ogni palazzo getta l’immondizia sotto casa a un’ora prestabilita, così l’Asìa raccoglie e non si creano accumuli marcescenti».
Soluzione auspicata anche nella zona di Sant’Anna di Palazzo dei Quartieri, dopo la rivolta. «Stiamo facendo una petizione per chiedere una navetta, un camioncino piccolo che raccoglie i rifiuti palazzo per palazzo a un’ora prestabilita».

E intanto nei Quartieri liberati (i cassonetti sono tutti in piazza Santa Maria degli Angeli e in via Toledo e i cittadini si sono organizzati autonomamente, anche con cartelli affissi per strada, per buttare i sacchetti solo dopo le 20) i cittadini riprendono possesso delle piazze, con le signore sedute sulle panchine in piazza Sant’Anna di Palazzo e ragazzini che giocano in piazzetta Rosario di Palazzo.