Muskin, la pelle vegetale ricavata dai funghi

Dagli scarti di un prodotto della terra, si ottiene un'ottima alternativa al pellame naturale. Una pelle vegetale atossica che sembra camoscio.

pelle vegetale
Grado Zero Espace  è un’azienda di Montelupo Fiorentino, in provincia di Firenze, nata per sviluppare materiali e tecnologie innovative per applicazioni manifatturiere, tra i quali un tipo particolare di pelle, molto morbida e resistente, ricavata dagli scarti dei funghi, il muskin.
Borse, cappelli, cinturini d’orologio, scarpe. Non è indispensabile avere una pelle di origine animale, con tutte le conseguenze (anche in termini di inquinamento per la sua lavorazione) che ne derivano, per realizzare questi prodotti. Lo dimostra il caso del muskin, la pelle scamosciata ricavata dai funghi e interamente vegetale. Ha creato una pelle traspirante, idrorepellente e atossica. Una pelle ecologica, Un pelle ecologica, ottima alternativa al pellame di origine animale, non solo da un punto di vista etico, ma anche ambientale: i prodotti  non hanno bisogno di additivi chimici per essere trattati.
Il muskin ottenuto dal fungo Phellinus ellipsoideus, e in particolare dalla parte superiore del fungo, cioè dal cappello. Il Phellinus ellipsoideus è un grande fungo parassita che cresce su alberi nelle aree subtropicali, e si nutre del legno e può provocare il cosiddetto marciume bianco. Questa materia prima viene poi lavorata fino a ottenere una superficie che può ricordare molto quella della pelle scamosciata.

Secondo la documentazione di Grado Zero, muskin è una pelle vegetale:

  • animal-free;
  • oil-free, quindi non basato su materie prime fossili;
  • morbida e con un aspetto simile al camoscio;
  • traspirante;
  • capace di assorbire e successivamente rilasciare umidità;
  • naturalmente idrorepellente;
  • priva, nel processo dichiarato dall’azienda, di sostanze chimiche tossiche.

2muskin pelle vegetale

Grado Zero Espace nasce nei primi anni Duemila, con sede a Montelupo Fiorentino, nel cuore del sistema produttivo toscano tra il distretto tessile di Prato e quello conciario di Santa Croce. I fondatori sono Giada Dammacco e Filippo Pagliai, e la loro idea iniziale è piuttosto particolare: non creare semplicemente una nuova marca di abbigliamento, ma fare da ponte fra ricerca scientifica, materiali e industria.

Nel 2021 Grado Zero Espace viene acquistata da Pangaiaun’azienda internazionale nata nel 2019, che si presenta come una realtà di materials science applicata al lifestyle e alla moda. La sua idea di fondo è sviluppare e portare sul mercato materiali alternativi — bio-based (nel 2025 ha presentato le sue imbottiture derivate da fiori selvatici), riciclati, rigenerativi o ottenuti da risorse naturali — attraverso prodotti di uso quotidiano.

Il progetto è candidato al Premio Non Sprecare 2026, nella sezione Aziende. Per candidare i vostri progetti, seguite le istruzioni fornite qui.

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