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Medici in coda. Per lavorare all’estero

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Fuori sembra di essere gia’ a Dubai. Per il caldo ovviamente. Dentro l’ hotel I Portici invece si respira, grazie all’aria condizionata, e si sogna. Luci, odore di pulito, ascensori luccicanti, indicazioni e hostess per accogliere i circa 400 tra medici, infermieri ed ostetriche italiani che si contenderanno 100 posti da sogno. Indossare il camice bianco negli States, in Canada o negli Emirati. E sono giunti da ogni dove: Roma, Genova, Palermo, Belluno, Arezzo, Ascoli Piceno, Padova. Tutti italiani? Non proprio. Anche qualche straniero e, soprattutto, italiani acquisiti pronti a cambiare casacca al miglior offerente. Effetto globalizzazione della sanita’, ammette allargando le braccia un medico trentino. Cento posti in palio dunque. Oltre a Londra, Doha, ci sono anche le Barbados. Chi non ce la fa viene inserito in una speciale graduatoria, e, al momento del bisogno, potrebbe essere chiamati. Insomma piu’ d’una speranza.

IL COLLOQUIO – Tutti si sono presentati con fior di curriculum e un comune intento: lasciare l’Italia. Cosi’ senza rancore, allettati dagli stipendi, dalla villa con piscina ma anche dalla nuova esperienza professionale. Si accomodano e in 10 minuti raccontano la loro vita e le loro speranze agli auditori giunti direttamente dall’Inghilterra. L’iniziativa e’ frutto di una collaborazione fra Idea Lavoro, agenzia leader nella selezione di curricula sanitari, e Hcl International, societa’ faro nel collocamento internazionale di professionisti in ambito medico. I vincitori otterranno un contratto a tempo indeterminato e vari benefit aziendali. Sono 16 anni che facciamo colloqui e abbiamo visto crescere la richiesta. Oltre 1600 italiani si sono trasferiti all’estero. E difficilmente ritornano in Italia, racconta il responsabile di Idea lavoro Massimo Zivelli .

CHI SONO – Monica arriva da una citta’ del sud, che non vuol svelare, ha fatto il dottorato in una citta’ del sud che non vuol svelare e ha deciso di fare una esperienza in Uk per diventare un chirurgo cardiotoracico. La cosa che pero’ ci tiene a dire e’: Nel mio caso e’ mancata la meritocrazia. Da noi c’e’ la politica preventiva di assegnazione dei posti. Assenza di meritocrazia e’ il leitmotiv di tutti: oltre a Monica lo afferma anche un pediatra di Padova e una dottoressa di Palermo. Persino un infermiere giordano ormai italiano. Meno duro un medico palestinese: Voglio provare. In Italia sono felice ma nella vita si puo’ migliorare, no?. Un infermiere romano, che vuole rimanere anonimo, si presenta all’incontro come quando si entra in tabacchino per giocare al Superenalotto: Figli? ? si chiede -. E con quali soldi li manterrei? Non con i miei 1400 euro al mese. Giulia e’ una infermiera romana con le idee chiare: Partire e’ un po’ morire ma anche restare mi creda non e’ un granche’. Ora ho deciso: voglio rifarmi una vita. Un concentrato mai visto in 300 metri quadri di gente pronta a lasciare l’ex Belpaese. E a sognare vi sono anche le hostess in reception che sondano i dottori piu’ carini per poter dire anche loro, nel migliore dei casi, arrivederci Italia