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L’Air Casta di palazzo Chigi

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di Fabiana Giacomotti

Dovessi suggerire un solo, unico articolo da leggere oggi 9 aprile per farsi un quadro della situazione-immigrati (rifugiati mi sembra termine improprio nella stragrande maggioranza dei casi) e delle accuse rivolte dalla Germania all’Italia per aver violato gli accordi di Shangen offrendo permessi temporanei a 25 mila immigrati tunisini, consiglierei su Repubblica l’intervista di Andrea Tarquini a Clemens Wergin, editorialista di Die Welt, il quotidiano liberalconservatore vicino al premier tedesco Angela Merkel.
«Giuridicamente hanno ragione i tedeschi», sostiene Wergin, «ma politicamente l’Europa e i suoi singoli governi non hanno fatto molto per aiutare i membri meridionali della Ue sull’emergenza immigrati. Tutti abbiamo applaudito le rivoluzioni arabe, e tutti avevamo con i vecchi regimi degli accordi per bloccare i flussi migratori. Ora tutta l’Europa dovrebbe aiutare a mediare questo effetto delle rivoluzioni: 23 mila rifugiati per un Paese solo sono un peso enorme, se li condividiamo è un peso minore».
GLI SCONTI DEGLI SCAFISTI. Nel frattempo, come racconta sul Corriere della Sera Giuseppe Sarcina, inviato a Zarzis, «gli scafisti tunisini fanno gli sconti: ‘In barca o sarà troppo tardi’».
Tempo di saldi per le maree umane (quella di orrendi e dolenti detriti post-tsunami viaggia a discreta velocità verso la California dove arriverà fra un mese, come racconta il Corriere) che raggiungono il porto tunisino anche in aereo: la rotta è quella per Djerba, la stessa che, fino a poche settimane fa, percorrevano anche gli italiani in cerca di sole e intrattenimenti a costo contenuto, e che in questi giorni di caldo inatteso stanno invece affollando le spiagge del Tirreno, come segnalano Corriere e La Stampa, e cercando di non pensare alla base aerea di Grosseto proprio lì, a un passo, e strettamente collegata con tutte le altre e specialmente con Trapani.
LIBIA-VIETNAM. Qualcuno (Il Foglio oggi, ma molti esperti militari anche e non sulle pagine dei giornali), inizia a valutare portata e durata dell’intervento in Libia, e il paragone ormai più ricorrente è con il Vietnam: sul territorio libico «grande come Vietnam, Iraq e Afghanistan messi assieme», come argomenta a lungo il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara, Gheddafi ha avuto mano facile a «far sparire sotto gli occhi dell’apparato di sorveglianza Nato i bersagli». Niente più colonne di carri armati «sparpagliati fra le case e i giardini dei civili», dove gli aerei, sempre li intercettino, non possono lanciare bombe per non fare vittime; i mercenari di Gheddafi sono diventati «partigiani contro i partigiani e si spostano a bordo di pick up leggeri, persino di automobili, rendendo il lavoro dei bombardieri un inferno».
NATO POCO AMICA. Nell’ultima settimana, non raccontati ma segnalati ancora una volta da Il Foglio, ci sono stati tre episodi di ‘blu su blu’, ovvero di fuoco amico. L’8 aprile dal comando di Napoli l’ammiraglio inglese Russ Harding, vicecomandante dell’operazione, ha rifiutato di scusarsi per l’uccisione di 13 ribelli libici in un bombardamento sbagliato: «Erano a bordo di veicoli blindati, noi credevamo che li avessero soltanto gli uomini di Gheddafi».
Mentre il Pentagono avverte che «serviranno truppe di terra» e la Nato pensa agli incursori italiani, inevitabile pensare che, se gli errori continueranno a moltiplicarsi (ed è probabile che questo accada), oltre alla metà del Paese ancora con il raìs, ma anche buona parte dei rivoluzionari, inizieranno a mal sopportare l’operazione Odissey Dawn, che è esattamente quanto accadde in Vietnam.

Si parla sempre di aerei e di dubbie missioni ma con altri termini su Il Fatto Quotidiano che, forte degli ottimi risultati di bilancio del 2010 e non del tutto convinto di poter prendere le parti della Germania sul fronte-immigrazione («l’Europa ci abbandona» il titolo di taglio), continua sulla strada della differenziazione intrapresa al momento del debutto e offre altri particolari della sua nuova inchiesta, «l’Air Casta di palazzo Chigi» come l’ha definita, e da cui si viene a sapere che, fra «voli di Stato per vedere l’Inter» (protagonista il ministro della difesa Ignazio La Russa), o per una «gita a Cuneo» (il titolare della semplificazione normativa, Roberto Calderoli) o altre attività, si arriva alla cifra di 37 milioni l’anno.
RIBALTONE GENERALI. Il fronte della stampa più vicina al centro-destra e al premier, il Giornale e Libero, e dunque più lontana da un coinvolgimento diretto nella vicenda causa azionariato diffuso, circostanziato e interessato come nel caso del Corriere della Sera, si concentra invece sul ribaltone-Generali, che negli ultimi giorni ha portato alle dimissioni di Cesare Geronzi dalla presidenza e alla nomina di Gabriele Galateri di Genola, suo storico avversario («sosterrò i manager del Leone», come racconta ecumenico al suo ex-giornale di riferimento, La Stampa, seguendo la stessa linea su Il Sole24Ore: «Una nemesi verso Geronzi? Non la vivo assolutamente così», mentre in borsa il titolo del conglomerato triestino continua a segnare rialzi).
CONTRO LUCA E DIEGO. Il Giornale pubblica dunque in apertura una grande, doppia foto di Diego Della Valle, da mesi picconatore dell’«arzillo vecchietto» Geronzi, e del presidente di Ferrari Luca di Montezemolo, eterno indeciso della politica, sotto il titolo «Il gatto e la volpe: paghi uno e prendi due. L’aspirante leader e l’imprenditore Della Valle si offrono in coppia per il dopo Berlusconi». Poi l’affondo, mirato al lettorato che mal sopporta l’eleganza della coppia: «Sarebbe la vittoria dell’Italia più snob».
Seguono commento di Mario Giordano («eccolo qui il vecchio che avanza», con ampia e circostanziata valutazione degli incarichi inanellati da Galateri, 62 anni) e articolo di Giancarlo Perna, riassumibile nel seguente periodo: «Ogni tre mesi, Luca Cordero di Montezemolo fa sapere che potrebbe entrare in politica. Se salta un trimestre, a ricordarci che Luca potrebbe entrare in politica è Diego Della Valle. I due sono in simbiosi e marciano insieme per il futuro dell’Italia».
Molto sottile, pur nell’apparente grevità, la mossa di Libero: tema del giorno «Berlusconi è bollito? Colto di sorpresa dal blitz anti-Geronzi in Generali; scavalcato dalla Francia nella guerra con la Libia; gestione dubbia dell’invasione dei clandestini; pasticci sulla giustizia. Ma è ancora il meno peggio».