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La settimana europea per la riduzione dei rifiuti

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Ridurre i rifiuti si può. Anzi, si deve. Secondo l’ultimo rapporto elaborato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, nel 2009 l’Italia ha generato circa 532 chilogrammi di immondizia pro capite. Il numero di spazzatura prodotta è duplicato negli ultimi 40 anni. E in Europa le cose non vanno molto meglio: i dati Eurostat del 2007 parlano di 522 chili di rifiuti per persona. Numeri che sono il risultato di un sistema di produzione, trasporto e distribuzione non più sostenibili e che contribuiscono per quasi il 50% alle emissioni che favoriscono i cambiamenti climatici. Allora che fare? L’Unione europea corre ai ripari e propone una serie di inziative che, dal 19 al 27 novembre, confluiscono nella Settimana europea per la riduzione dei rifiuti (Serr).

PREVENZIONE – Oltre 7 mila «azioni» in 20 Paesi d’Europa, quasi mille solo in Italia. La Serr, giunta alla sua terza edizione, vuole sensibilizzare i cittadini verso il concetto di «prevenzione dei rifiuti», che può essere definito come la «riduzione della generazione di spazzatura»: «Questa iniziativa è nata nel 2008 – spiega Roberto Cavallo, presidente dell’Associazione internazionale di comunicazione ambientale e organizzatore dell’evento italiano – all’indomani della direttiva quadro 98/2008 sulla gestione dei rifiuti». Una normativa con cui la Ue per la prima volta ha fatto leva sui concetti di prevenzione, riutilizzo, riciclo e smaltimento, la cosiddetta «gerarchia dei rifiuti»: «La questione è principalmente culturale – prosegue Cavallo – lo scopo è proprio quello di inculcare nella popolazione pratiche virtuose». Come, ad esempio, usare borse riutilizzabili, bere acqua del rubinetto, limitare il numero di fogli da stampare, utilizzare pile ricaricabili.

AZIONI COMUNI – Durante la settimana chiunque, dagli scolari, alle imprese, alle istituzioni, svolgeranno delle «azioni» virtuose per imparare e dare il buon esempio. Tutte le iniziative hanno però una base comune, uguale in tutta Europa: «Lo scopo delle azioni comuni – specifica Rosa Puig i Morè della segreteria organizzativa della Serr italiana – è quello di dare linee guida da utilizzare allo stesso modo in tutta Europa, così da poter comparare la stessa tipologia di dati in tutto il continente». Gli eventi si suddividono quindi in cinque macroaree: riduzione dei rifiuti cartacei; riduzione di quelli da cibo; ripara/riutilizza e riduzione degli scarti dovuti all’eccesso di imballaggi. La partecipazione in Italia è elevatissima: il nostro Paese, dopo la Francia capofila del progetto, è quello che contribuisce di più, con 960 eventi. Tra le regioni più impegnate, il Lazio conta ben 211 «azioni», seguito da Lombardia (127) e Piemonte (85). Ottimo il piazzamento della Campania, prima regione del Sud, con 65 iniziative. Quest’anno, accanto ai privati, si è mosso anche il pubblico: oltre a tantissimi comuni, sono sei le giunte regionali e quindiciquelle provinciali che hanno deciso di aderire alla Serr. A queste si aggiunge anche la Camera dei deputati, che per questa settimana ha bandito l’uso delle bottigliette di plastica: in aula e nei corridoi di Montecitorio sarà possibile bere solo dagli erogatori.

NO ALLO SPRECO DI CIBO – Una delle tante iniziative proposte durante la Serr si occupa degli scarti della grande distribuzione. Spesso causati solo da un difetto del pacchetto o dell’imballaggio: questo significa che il cibo non va a finire sugli scaffali del supermercato, ma direttamente in discarica. Uno spreco incredibile. Per arginare questa pratica, la cooperativa bresciana Cauto ha realizzato il progetto «NOW – No more organic waste»: «Il nostro scopo è ridurre di circa l’85% la quota di rifiuti indifferenziati nella grande distribuzione organizzata», spiega Anna Brescianini, presidente di Cauto e project manager di «NOW». La onlus, che ha stretto accordi con importanti catene di ipermercati della zona di Brescia, fornirà un gruppo di una cinquantina di volontari che tutti i giorni si occuperanno di differenziare i rifiuti e donare il cibo scartato, ma ancora fruibile, alle associazioni che si occupano dei più bisognosi: «È un progetto spendibile in più ambiti – prosegue Anna Brescianini – porta un vantaggio economico, per i costi ridotti grazie a una migliore gestione dei rifiuti, e un innegabile vantaggio sociale, perché doniamo il cibo a chi non ne ha». I volontari agiranno in diversi modi, a seconda delle richieste degli ipermercati: «La nostra proposta – spiega – è molto flessibile, perché sappiamo che ogni catena ha un modo diverso di occuparsi di questo settore. Noi proponiamo un modello alternativo, che stravolga la loro gestione dei rifiuti». «NOW» è un progetto pilota, finanziato dal programma LIFE + dell’Unione europea: «Abbiamo tre anni di tempo per fare di NOW uno standard replicabile anche in altre realtà territoriali, in Italia e in Europa». Il progetto si concluderà alla fine del 2014, con l’Expo di Milano alle porte.

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