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La rivincita della preghiera, in un mondo che la vuole mettere al bando

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Nella visita che ha compiuto all’abbazia di Montecassino la domenica dell’Ascensione, Benedetto XVI ha rilanciato il celebre motto del santo da cui ha preso il nome: “Ora et labora et lege”. Lavora e studia, ma prima di tutto prega.

E ha legato questo motto a quell’altro che il papa ha posto piu’ volte all’origine dell’intera civilta’ occidentale: “quaerere Deum”, ricercare Dio.

Nella visione di Benedetto XVI, il pregare Dio non e’ una parte ma il tutto della vocazione dell’uomo. La tesi puo’ apparire audace, in un’epoca in cui la preghiera e’ spesso declassata, contestata, messa al bando. Ma trova conforto in segnali di rinnovata attenzione a questo atto capitale del vivere cristiano, e non solo.

Ad esempio, negli stessi giorni della visita a Montecassino di papa Joseph Ratzinger, piu’ a nord, a Bologna, in una delle citta’ piu’ secolarizzate d’Italia, la festa della Madonna di San Luca ha visto accorrere alla preghiera una folla molto piu’ numerosa che in passato. Cosi’ come poche settimane prima, nella stessa citta’, l’immensa basilica di San Petronio non era bastata a contenere la gran massa dei giovani di una veglia di preghiera, che riempi’ anche la piazza antistante.

Ancora piu’ a nord, sempre pochi giorni fa, a Piacenza sulle rive del Po, uomini di Chiesa, teologi, filosofi ed artisti, credenti e non credenti, hanno scelto di confrontarsi proprio su questo tema: “Preghiera ed esperienze di Dio”.

L’incontro, organizzato come un “Festival della teologia”, e’ iniziato e terminato il 22 e 24 maggio con due “lezioni magistrali”: la prima del cardinale Camillo Ruini, la seconda del piu’ celebre dei teologi evangelici tedeschi, Jrgen Moltmann.

Tra gli altri, vi hanno preso la parola Philippe Ne’mo e Mario Botta, PierAngelo Sequeri ed Elmar Salmann, Massimo Cacciari e Guido Ceronetti.

La lezione del cardinale Ruini e’ riprodotta qui sotto, con sottotitoli redazionali.

Di particolare interesse sono i passaggi nei quali egli analizza le obiezioni che la cultura di oggi mette in opera contro la preghiera e, viceversa, il senso profondo della preghiera come “caso serio” sul quale la fede cristiana sta o cade.

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1338671?ref=hpchie