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Non sprecare le aree industriali dimesse: facciamole diventare fabbriche di cultura

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Ecco come non sprecare la cultura e metterla al servizio del recupero urbano, in Italia e in Europa. Fa sempre piacere leggere notizie di questo genere, ancora di più a cavallo fra l’anno vecchio e quello nuovo, quando tiriamo le somme del nostro operato e ci proponiamo di migliorare ancora, all’insegna del non spreco e del rispetto dell’ambiente. Mi sono imbattuto in questo articolo di Times News: ve lo propongo, per condividerlo con voi lettori.

La cultura come strumento per il recupero e la rinascita di aree industriali dismesse, puntando su musei a arte. E’ la scommessa urbanistica che accomuna molte capitali europee: prima dell’inaugurazione del Louvre Lens a Pas de Calais, una delle regioni più povere della Francia, sono arrivate Bilbao in Spagna, la Ruhr in Germania, Liverpool in Inghilterra, la Bicocca a Milano.

“Forse non ci si aspettava di vedere là il Louvre, alcuni proprio non lo immaginavano al di fuori delle sue mura. Alla fine è stato necessario solo superare queste resistenze”, spiega Henri Loyrette, direttore del Louvre. Lens sogna un destino come Bilbao. Per la città basca, ferita dal declino dell’industria siderurgica, la rinascita si chiama Guggenheim. La sua inaugurazione nel 1997 ha permesso di ridare dignità ad un’area degradata, nonostante lo scetticismo iniziale della popolazione.

Dall’apertura, i visitatori accorsi sono stati più di un milione all’anno, più del doppio rispetto alle previsioni. Non solo. Il museo di arte moderna e contemporanea ha permesso di creare 4.500 posti di lavoro in 15 anni, secondo le autorità locali. Lo stesso ragionamento ha permesso a Liverpool ed alla Ruhr, vecchie roccaforti industriali colpite dalla disoccupazione, di diventare capitali europee della cultura rispettivamente nel 2008 e 2010. O a Belfast di restituire una nuova vita ai suoi cantieri navali col museo “Titanic Belfast”. Chissà se anche Taranto potrà trovare nella cultura un’opportunità per la rinascita.