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La Cgil: stipendi, in 10 anni persi 5.400 euro

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Tra inflazione, aumento del prelievo fiscale e mancata restituzione del fiscal drag i lavoratori italiani hanno perso in media negli ultimi dieci anni oltre 5.000 euro. La stima e’ dell’Ires-Cgil, che oggi ha presentato un rapporto su La crisi dei salari, segnalando che la perdita cumulata del potere d’acquisto dei salari lordi, di fatto, nel decennio ha raggiunto quota 3.384 euro che, sommati a oltre 2.000 euro di mancata restituzione del drenaggio fiscale, portano la perdita del potere d’acquisto a 5.453 euro in media per ogni lavoratore dipendente.

La fotografia sui salari e’ stata definita allarmante dal segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che e’ tornato a chiedere al Governo un intervento urgente che riequilibri la pressione fiscale a favore dei salari. Il lavoro dipendente infatti, sostiene la Cgil, e’ fortemente penalizzato sotto il profilo fiscale rispetto ad altre forme di reddito e questo sistema – sottolinea Epifani – uccide la produttivita’. A sostegno di questa tesi l’Ires porta il dato sulla produttivita’ in Italia sostanzialmente stabile rispetto al 1995 (+1,8%), a fronte di andamenti in Germania, Francia e Regno Unito molto superiori al 20%.

La perdita del potere d’acquisto si e’ concentrata – sottolinea il Rapporto – nel 2002 e 2003 (oltre 6.000 euro persi nel biennio), mentre il 2008 e il 2009, nonostante la crisi, ha registrato un recupero (nel 2009 possibile proprio grazie alla bassa inflazione che la crisi economica ha portato con se’), con oltre 3.000 euro in piu’ in totale. La perdita cumulata calcolata sulle retribuzioni – secondo il Rapporto – equivale a circa 44 miliardi di maggiori entrate fiscali per lo Stato. Nel decennio, infatti – si legge nello studio – le entrate da lavoro dipendente sono aumentate al netto dell’inflazione del 13,1% a fronte di una flessione reale di tutte le altre entrate del 7,1%. Secondo l’analisi della Cgil, il recupero dei livelli di Pil del 2007 si raggiungera’ solo nel 2015, mentre per tornare ai livelli di occupazione pre-crisi bisognera’ aspettare il 2017.

La Cgil infine sottolinea come, a fronte di una perdita del potere d’acquisto per le famiglie di operai e impiegati, ci sia stato invece un guadagno per quelle di professionisti e imprenditori. E tra gli stessi lavoratori dipendenti restano forti le diseguaglianze in busta paga tra chi lavora nelle grandi imprese e chi e’ impiegato nelle piccole, ma anche tra uomini e donne e tra contratti standard e precari. Se 15 milioni di lavoratori possono contare su buste paga inferiori a 1.300 euro, tra questi ce ne sono sette (per il 60% donne) che non arrivano a 1.000.