In Irlanda la scuola dove i bambini crescono senza cellulari

L'esperimento della cittadine di Greystones funziona molto bene e non è un divieto, ma un accordo tra le famiglie e gli insegnanti.

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Greystones è una cittadina costiera irlandese a sud di Dublino, sul Mare d’Irlanda, con una popolazione di 22 mila abitanti,  conosciuta per il lungomare, le spiagge e un’atmosfera molto tranquilla e familiare. Ma è diventata famosa in tutta Europa per un progetto molto interessante portato avanti dalla St Patrick’s school, legata all’omonima e vicina chiesa dedicata al patrono d’Irlanda. 

Il progetto di Greystones non consiste in una legge né un divieto imposto dallo Stato: è un accordo volontario tra scuole e genitori per ritardare l’uso dello smartphone fino all’inizio del ciclo delle superiori. E il divieto condiviso riguarda sia le ore trascorse a scuola sia il resto della giornata quando i bambini non sono in aula. Un passo avanti molto significativo in un Paese che, ospitando i quartieri generali di colossi hi-tech come Google e Meta, vede l’acquisto del primo smartphone già a bambini all’età media di 9 anni. .

In pratica il progetto della St Patrick school funziona così:

  • i genitori si impegnano a non comprare smartphone ai figli durante l’intero ciclo della scuola primaria;
  • l’accordo vale sia a scuola sia fuori dalla scuola;
  • partecipano anche associazioni sportive e gruppi locali;
  • il patto è volontario, non ci sono punizioni legali;
  • molti bambini usano eventualmente telefoni “base” per chiamate e messaggi, ma non smartphone con social e app. 

Il progetto è conosciuto anche come “It Takes a Village” (letteralmente: “Serve un villaggio intero”), proprio perché punta sull’azione collettiva: i genitori riescono più facilmente a dire “no” se anche gli altri fanno lo stesso e se hanno la collaborazione attiva degli insegnanti nel corso dell’orario scolastico.

Secondo insegnanti e genitori coinvolti, i primi effetti osservati sono stati straordinari:

  • più gioco fisico e socialità dal vivo;
  • bambini meno ossessionati dai social;
  • a tavola tornano a parlare con genitori, fratelli e sorelle, amici; 
  • meno conflitti legati alle chat;
  • maggiore concentrazione a scuola;
  • meno sensazione di esclusione, perché “nessuno ce l’ha;
  • il bullismo è stato azzerato. 

La preside della  St Patrick’s school, Rachel Harper, racconta: “Mi chiamano presidi e autorità del sistema scolastico da tutto il mondo. Vogliono sapere i dettagli del nostro sistema e quali sono i risultati, per replicarlo anche loro”. Qualcuno se ne accorgerà anche in Italia?

Fonte immagine di copertina: The Irish Times

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