Immigrati in Europa - Non sprecare
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Immigrati, il rischio dell’assedio. Ma in Europa sono già il 33 per cento della popolazione

Lo scorso anno all’interno dell’Unione sono sbarcati più di un milione di siriani, iracheni e afghani. In Italia arrivi aumentati dell’80 per cento in tre mesi. Un libro tutto da leggere.

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IMMIGRATI IN EUROPA –

Lo scorso anno sono entrati nell’area Schengen più di un milione di siriani, iracheni e afgani. Per il 2016 sarà ancora peggio. I primi dati ci dicono che l’aumento degli immigrati, da gennaio a marzo, è pari all’80 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015, e soltanto nel mese di marzo hanno raggiunto l’Italia, dal mare, 10mila persone. Disperate e in gran parte non ricollocabili all’Interno dell’Unione, come ha ricordato il Viminale.

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L’AUMENTO DEL NUMERO DI IMMIGRATI IN EUROPA –

Dunque il termine Assedio, il titolo del libro di Massimo Franco appena pubblicato da Mondadori, calza a pennello su quanto sta avvenendo in Europa. Dove scontiamo, nel clima infuocato della rabbia esplosa con la Grande Crisi e la sua onda lunga, un’unione irrisolta, con una moneta unica, ma senza comuni politiche in settori strategici come la Difesa e in generale l’immigrazione. Da qui l’Europa dove si alzano nuovi muri, bel paradosso per un’Unione nata sulla caduta del Muro di Berlino, nuovi nazionalismi e una sorta di balcanizzazione del continente. Governare l’immigrazione, un fenomeno con il quale come ricorda lo stesso Franco faremo i conti almeno per i prossimi vent’anni, è davvero una missione impossibile, per la gioia dei populisti di turno che raccolgono consenso e voti sulla paura dei popoli, ma sono privi di qualsiasi proposta alternativa e ragionevole.

Eppure questo libro, che ricostruisce con rigore gli errori dell’Europa e il contesto geopolitico nel quale sono maturati, ci ricorda che oggi l’Unione conta 508 milioni di abitanti, dei quali il 33,5 per cento non sono nati sul nostro territorio. Dunque, un’integrazione di grande portata è già fatta. Lo vediamo bene anche in Italia, dove la popolazione straniera è attorno all’8 per cento, e gli immigrati lavorano, aprono imprese, fanno tornare la vita in interi centri abbandonati. Sono parte integrante del paese. Diciamolo: è più facile sparare a zero contro l’immigrazione che non riconoscere quanto di buono sia stato fatto nel nostro territorio, anche grazie alla spinta vitale del volontariato, spesso supplente rispetto alle amministrazioni pubbliche.

IL CASO DI RIACE IN CALABRIA –

Qualche giorno fa la rivista Fortune ha inserito Mimmo Lucano, sindaco di Riace, tra le cinquanta persone più influenti del mondo. Il motivo? In questo piccolo centro della Calabria, destinato a scomparire per la fuga degli abitanti in cerca di lavoro, Lucano ha aperto le porte agli immigrati, lavorando in silenzio, sul campo e con realismo. Il risultato è che oggi Riace è un comune tornato a vivere, con un quarto della popolazione formato da immigrati che lavorano o studiano. Non è un miracolo isolato, perché di Mimmo Lucano ne abbiamo tanti, a conferma che l’immigrazione si può governare specie se, come nel caso dell’Italia, ci si affida alla rete dei comuni, ai piccoli numeri che sommati diventano grandi, e non si scivola nella zona grigia degli orrori dei Centri di accoglienza e di quelle periferie urbane dove si infuoca lo scontro tra poveri italiani e poveri stranieri.

L’ASSEDIO DEI SINGOLI STATI ALL’INTERNO DELL’UNIONE EUROPEA –

Tornando all’Europa, Massimo Franco aggiunge all’assedio degli immigrati quello dei singoli stati all’interno dell’Unione, con scosse continue e con una locomotiva europea divisa in prima e seconda classe (noi siamo in questo scompartimento, con la Grecia, la Spagna e il Portogallo). Che dire? Probabilmente l’eccessivo allargamento è stato un errore storico, di cui oggi paghiamo il prezzo.  Sicuramente non si esce da questo vicolo cieco senza un salto in avanti nell’alleanza, che magari sarà accentuato dal risultato del referendum in Gran Bretagna. L’ipotesi che sta prendendo piede nelle cancellerie è quella di un ritorno all’Europa a due velocità, con un gruppo di testa, pilotato dal solito tandem Germania-Francia, che spinge sull’acceleratore dell’integrazione. In questo caso, speriamo soltanto che l’Italia sia nel vagone giusto.

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