Il paese ristruttura casa di un concittadino - Non Sprecare
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Specchia: la sua casa cade a pezzi e il paese la ristruttura. Parroco compreso

Dopo due anni in comunità di recupero, la casa di un 47enne originario della cittadina in provincia di Lecce, versava in stato di abbandono. Gli è stata "regalata" una casa ristrutturata grazie all'impegno di tutto il paese, con tempo di lavoro, mobili o denaro.

La solidarietà dell’intero paese, stretto intorno a chi ha delle difficoltà. Succede a Specchia, quasi cinquemila anime in provincia di Lecce. Un paese tra i borghi più belli d’Italia, dal meraviglioso centro storico fatto di scalinate e muretti a secco, e in questo dedalo di edifici medievali si è scatenata una vera a propria gara di solidarietà.

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IL PAESE RISTRUTTURA CASA DI UN CONCITTADINO

Protagonisti, tutti gli abitanti di Specchia, che hanno contribuito a rimettere in sesto la casa, vecchia e dissestata, di un concittadino di 47 anni, appena uscito da una comunità di recupero, che sta tornando alla vita e voltando una pagina difficile della propria vicenda biografica.

A capo di questa particolare brigata, fatta di falegnami, tuttofare, idraulici e manovali, anche improvvisati,  c’è Alvaro Lucatelli, barista e dj, che in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno racconta com’è nata l’idea:. «Tutto è nato per caso quando ho incontrato questo ragazzo. Era a Specchia per risolvere qualche pratica e mi ha confidato di essere preoccupato perché di lì a pochi mesi sarebbe rientrato in paese ma la casa di famiglia era in pessime condizioni. L’idea di aiutarlo – prosegue – si è accesa subito, perché nonostante le difficoltà e i drammi vissuti, questo amico, oggi solo al mondo, è una persona buona».

Dopo due anni di comunità terapeutica, infatti, in paese non ha più alcuna rete familiare dopo la morte dei genitori, e l’unico punto di partenza, dove tornare a fine gennaio, è proprio la casa di famiglia, che purtroppo versa in stato di abbandono.

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A SPECCHIA TUTTI UNITI PER AIUTARE UN CONCITTADINO

Così, ognuno ha dato una mano, secondo le proprie abilità: chi ha fatto l’intonaco, chi ha realizzato l’impianto elettrico e quello idrico, chi si è occupato della tinteggiatura delle pareti. E poi, i doni, sotto forma di elettrodomestici o mobilio. Tutti e tutte hanno partecipato, nessuno si è tirato indietro. Con un condizionatore, una lavatrice, i termosifoni, i letti. Alcuni imprenditori del paese le porte e le finestre. Chi non ha donato cose o tempo ha comunque partecipato alla ristrutturazione con un contributo economico, riuscendo a pagare l’allaccio di luce e gas e le precedenti morosità.

I lavori sono andati avanti durante tutte le feste di Natale, donando al concittadino ore del proprio tempo libero dopo la famiglia e il lavoro. Le porte aperte segnalavano i lavori in corso, e chiunque passasse si fermava per collaborare e dare una mano. «Ciascuno ha fatto quello che sapeva fare, l’impianto elettrico ad esempio è stato messo a nuovo da tre “elettricisti” diversi e i lavori sono andati avanti di buona lena. È successo spesso – continua a raccontare Alvaro nella stessa intervista  – che più di qualcuno rinunciasse a stare del tempo in famiglia per potere dare realtà a questo sogno». Al progetto solidale ha partecipato anche il parroco del paese, e il parroco antimafia  don Antonio Coluccia, molto attivo nei progetti di tutela e aiuto di  giovani in difficoltà.

(Immagine in evidenza tratta da Repubblica Bari // Photocredits: Repubblica Bari)

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