Il nuovo boom del baratto: dalla fede all'auto | Non Sprecare
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Il nuovo boom del baratto: dalla fede all’auto

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Un tema a cui noi di Non Sprecare teniamo molto. E che ultimamente l’Adico, associazione a difesa dei consumatori, ha riproposto: il baratto è il metodo più efficiente per non sprecare risorse, proprie o collettive. Ci sono molte iniziative di cui vi abbiamo raccontato, descrivendo anche le prime "piazze" virtuali aperte nel Bel Paese sul tema dello scambio. Ecco le ultime novità raccontate da Rosalba Carbutti.

Il bello dell’Italia è che, nelle difficoltà, sa rialzare la testa. In una parola: sa arrangiarsi. E non è mica facile, considerando che si vive in un Paese dove la crisi è stata addirittura paragonata alla guerra (Confindustria docet, non l’uomo della strada, giusto per dire). Ciò detto, gli italiani non si perdono d’animo. Ed eccoli lì, con le tasche vuote, ad arrabattarsi. Come? Ripristinando il ‘vecchio’ baratto e adattandolo al ‘nuovo’ web. Mica una brutta idea. E, soprattutto, mica un fenomeno da poco. Giusto qualche cifra per rendere l’idea: oltre un milione di persone all’anno barattano con un ‘giro’ di 100mila prodotti scambiati al mese.

BARATTO, TREND IN CRESCITA – Ma non solo i privati s’ingegnano. Lo fanno anche le imprese che per affrontare il periodo nero hanno pensato bene di offire macchinari in cambio di manodopera: 2000 imprese di 160 settori, mica una bazzecola. Tant’è che gli esperti già iniziano ad analizzare il trend in crescita: “Si va verso un’economia di autoconsumo”. Economia che non risparmia nessun settore, dalla moda ai generi di prima necessità. Negli ultimi mesi – dice Paolo Severi, responsabile del sito ‘zero relativo’ – c’è stato un forte incremento negli scambi, soprattutto per i prodotti di prima necessità. Le persone offrono generi alimentari e vestiti per ricevere altri oggetti di uso quotidiano. Si scambiano di tutto, dalle susine del proprio albero ai porta cd. Gli iscritti alla piattaforma sono 30mila, gli accessi al mese 200mila. La fascia d’età – spiega Severi – va dai 30 ai 50 anni e si estende a tutte le zone d’Italia, con una concentrazione maggiore nelle grandi città’.

La gamma dei prodotti in ‘vetrina’ varia a 360 gradi. Dal fucile della seconda guerra mondiale del nonno alle mele del proprio orto, dall’auto alla fede nuziale. Sì avete capito bene, anche quella va a finire online, pronta ad essere scambiata. La crisi è come la guerra, diceva Squinzi di Confindustria. Ergo, appunto, ci si arrabatta. E quindi, eccoci qui, noi italici squattinati, alle prese con ogni tipo di scambio possibile. Non si riescono a pagare le due ore della babysitter? E allora si offrono in cambio due ore gratuite di lezioni di piano. Non si hanno i soldi per regalare alla fidanzata una bella borsa? Si vendono gli occhiali da sole. Così, tanto per dire. CHI SONO I

‘BARATTATORI’ – Ma chi sono questi barattatori? Donne, per l’80 per cento. E in maggioranza giovani. ‘Oggi – spiega Luisa Leonini, docente di sociologia dei consumi dell’Università degli studi di Milano – le famiglie devono selezionare delle priorità che non riguardano solo gli oggetti. Esiste inoltre la cosiddetta ‘banca del tempo’ dove si scambiano, al posto degli oggetti, le proprie competenze’. Da inizio anno sono state quasi 600mila le merci offerte. Il ”barter”, chi baratta sul web, ha a disposizione una molteplicità di siti dedicati allo ‘swapping’, cioè allo scambio. Oltre quelli dedicati alle famiglie crescono sempre più portali specifici per le imprese, in particolare quelle medio-piccole. E c’è anche chi s’inventa una nuova moneta. Nel sito Weexchange si baratta con gli Weuro, cioè dei crediti. Se si vendono sedie che sul mercato costano 20 euro, nel network saranno a disposizione per un controvalore di 20 Weuro. Se si hanno debiti di 40 Weuro ad esempio, si dovranno mettere a disposizione oggetti per lo stesso controvalore in moneta. Per entrare in questo circuito è necessario avere una partita Iva e pagare una quota associativa annuale e una commissione per ogni transazione. E per le aziende? Il primo network italiano che mette in contatto le imprese è la BexB, società bresciana che ha all’attivo decine di migliaia di operazioni, circa 25 al giorno. Il circuito si compone di oltre 2.500 piccole imprese che copre circa 160 settori merceologici. BexB ha una quota associativa che varia in base alla classe di fatturato dell’azienda, da 500 a 4mila euro; le provvigioni trattenute vanno dal 2% al 50%. Le transazioni fatte in rete non riguardano soltanto lo scambio di merci ma anche il tempo che si può dedicare in forma di controvalore, in base alle proprie competenze. Si pagano ad esempio le lezioni di latino offrendo in cambio collaborazione domestica. Ma il web non è l’unico mezzo a trascinare il fenomeno del baratto. Nel novembre dell’anno scorso è stata istituzionalizzata in Italia la ”prima settimana del baratto” dei bed&breakfast. Hanno aderito 300 strutture che hanno scambiato pernottamenti con la tinteggiatura di una stanza, di un servizio fotografico o di una cena preparata dai clienti stessi. Insomma, si fa quel che si può.