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I sottosegretari da un milione e mezzo l’anno di Formigoni

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Sono quattro e ogni anno costano ai lombardi circa un milione e mezzo di euro. Sono i sottosegretari di Roberto Formigoni. In tempi di crisi, si concentra su di loro l’accusa dell’opposizione di centrosinistra che da tempo chiede di tagliare anche in Regione i costi della politica. Previsti dal nuovo statuto, che ha copiato l’idea da Calabria ed Emilia (però ne hanno solo uno), i sottosegretari del governatore guadagnano come i presidenti di commissione. Compreso lo staff, ciascuno costa 184mila euro l’anno.

Questi “magnifici quattro” costano ogni anno alle casse del Pirellone circa un milione e mezzo di euro, hanno diritto a una segreteria composta da un responsabile e tre addetti. La maggioranza di centrodestra aveva deciso di concedere loro anche il vitalizio previsto per i consiglieri regionali solo dopo due mandati. Ma di recente un blitz di Lega, Pd e Sel in commissione Bilancio ha fatto saltare tutto. Al Pirellone c’è perfino un sottosegretario che si occupa di Cinema, il leghista Massimo Zanello, nonostante nella giunta di Formigoni sia già presente l’assessore regionale alla Cultura, Massimo Buscemi del Pdl. Gli altri sottosegretari si occupano di Attuazione del programma e di Expo (Paolo Alli, braccio destro del governatore); Attrattività e promozione del territorio (Francesco Magnano, geometra di fiducia di Silvio Berlusconi). Università e ricerca (Alberto Cavalli, ex presidente della Provincia di Brescia, forzista e fedelissimo del ministro Mariastella Gelmini).

«Siamo al ridicolo — denuncia il segretario regionale del Pd, Maurizio Martina — Non si può accettare che un sottosegretario si occupi di cinema. Presenteremo una serie di mozioni e ordini del giorno per abolire questo spreco». Replica il capogruppo del Pdl in Regione, Paolo Valentini: «L’opposizione parla dei sottosegretari solo perché non è al governo. Quello che conta è il costo complessivo della Regione: in Lombardia è uno dei più bassi d’Italia in rapporto alla popolazione. Il resto sono solo chiacchiere».

A far discutere, però, sono anche i “delegati del presidente” che sono, invece, un’esclusiva della Lombardia introdotta solo nel 2010, anche per trovare un posto a chi non era stato eletto nella parte bassa del listino di Formigoni: quello dove spiccavano i nomi dell’ex igienista dentale Nicole Minetti e del fisioterapista personale del premier, Giorgio Puricelli. I delegati scelti da Formigoni sono ben cinque: tutti dovevano trovare un ruolo nella squadra del governatore. Guadagnano come i consiglieri regionali, circa novemila euro al mese, pari all’81 per cento dell’indennità percepita dai parlamentari. L’ex assessore Marco Pagnoncelli tiene i rapporti con gli Enti locali. Fabio Saldini, architetto di fiducia di Paolo Berlusconi di Moda, è a Design e tutela dei consumatori.

Monica Guarischi, sorella dell’ex consigliere regionale Massimo, si occupa di Pari opportunità. Roberto Baitieri, ex presidente della Fondazione club della Lombardia, di Promozione, sviluppo e innovazione delle aree montane. Gian Carlo Abelli, l’ex assessore ras della sanità lombarda oggi parlamentare del Pdl è, manco a dirlo, delegato a tenere i rapporti con il Parlamento. È l’unico che non percepisce uno stipendio dalla Regione, visto che ha scelto di optare per l’indennità di deputato. In compenso ha un ufficio, una segretaria e un’auto blu sempre a disposizione.

Le figure dei sottosegretari e dei delegati del governatore non piacciono nemmeno al capogruppo della Lega in Regione, Stefano Galli. Secondo lui «si potrebbe partire da lì per ridurre i costi della politica». Caustico il giudizio di Stefano Zamponi, capogruppo di Italia dei valori in consiglio regionale: «I sottosegretari — dice — sono figure inutili che in momenti come questi, in cui è necessario tirare la cinghia, dovrebbero essere eliminate. Invece spesso servono per trovare un posto a chi è stato bocciato dagli elettori».

Fra le spese del Pirellone spiccano anche quelle per i ben tre “comitati tecnicoscientifici” voluti in questi anni da Formigoni. Quello sulla Competitività, quello sul Welfare e quello sul Territorio. Ognuno è composto da quindici membri scelti tra imprenditori, banchieri, docenti universitari. Percepiscono un compenso di cinquemila euro l’anno più un gettone di 350 per ogni seduta alla quale partecipano. La loro soppressione comporterebbe un risparmio annuo di ben 225mila euro fissi, più altri 15.750 per i gettoni risparmiati per tutti e tre i comitati, supponendo che tutti i componenti siano presenti a tutte le riunioni. Il leader della Cisl lombarda Gigi Petteni attacca il governatore: «Le parole non bastano più. Formigoni sembra stanco delle questioni lombarde, privo di slancio. Se pensa ad altro, forse è meglio che si faccia da parte».