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Germania, pragmatismo verde

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di Pierluigi Mennitti

Il passaggio parlamentare della svolta anti-nuclearista di Angela Merkel si prospetta piuttosto delicato per coloro che passano, unanimemente, come i veri vincitori di tale scelta: i Verdi.
Da un lato, il governo toglie loro dal tavolo una carta storica della battaglia politica ambientalista. Dall’altro apre una nuova era imprenditoriale, nella quale dimostrare concretamente che un’altra economia è possibile. Fuori dagli ideologismi e nel cuore della maggiore potenza industriale europea.
Il dibattito fra le varie anime del partito è acceso e sfocerà nel congresso speciale che i Grünen terranno il prossimo 25 giugno. Nel frattempo, sul versante dei cosiddetti pragmatisti, ha gettato il suo peso Winfried Kretschmann, il primo Ministerpräsident della storia dei Verdi, l’uomo cui gli elettori del Land più industrializzato della Germania, il Baden-Württemberg, hanno affidato il compito di sostituire i conservatori dopo oltre 65 anni ininterrotti di governo.
PLAUSO A MERKEL. In una lunga intervista al quotidiano berlinese Tagesspiegel, Kretschmann ha elogiato esplicitamente la cancelliera, spazzando in un sol colpo i dietrologismi e le accuse di opportunismo con le quali molti osservatori, nello stretto circuito della politica berlinese, hanno motivato la svolta governativa: «Certo, si può giudicare anche criticamente il modo di agire della cancelliera», ha detto Kretschmann, «ma al di là di tutto Angela Merkel merita un grande rispetto per questa decisione. Posso mettermi nei suoi panni. Questa è una difficile svolta, per la quale va incontro a un grande rischio all’interno del suo stesso partito».
Coraggio e non opportunismo è quello che, secondo l’esponente verde di Stoccarda, la cancelliera ha dimostrato riprendendo in mano il dossier atomico dopo l’incidente di Fukushima.
E a questo coraggio i Verdi devono rispondere positivamente, valutando lo scenario che si va delineando «come una vittoria epocale dei Grünen, perché la Germania si trova di fronte a una nuova era che noi ecologisti abbiamo l’occasione storica di poter plasmare».
CRESCITA SOSOTENIBILE. Con l’uscita dal nucleare la Germania assume la guida europea non solo nella politica ambientale e di difesa del clima ma anche in quella industriale, ha sostenuto Kretschmann: «Ora dobbiamo dimostrare che, al posto delle centrali atomiche possiamo costruire nuove industrie d’avanguardia e realizzare un sistema economico che non punti solo a profitti di breve periodo ma sia modellato per durare a lungo e sia compatibile con i nostri valori della vita».
È l’utopia di un’economia verde, di un’industria che metta le proprie potenzialità a disposizione di una crescita sostenibile e che superi, agli inizi del 21esimo secolo, la concezione di un’impresa necessariamente nemica della natura. Questa utopia, sostengono i pragmatisti alla Kretschmann, è oggi a portata di mano e «perdere l’occasione per piccoli interessi di partito potrebbe essere fatale. Si rischierebbe un’autoesclusione».
«I Verdi», ha aggiunto il Ministerpräsident, «non devono farsi prendere dalla paura di veder scomparire un obiettivo per il quale hanno a lungo combattuto ma anzi riconoscere che quanto sta accadendo in questi mesi rappresenta un gigantesco successo per la loro storia». Che apre nuove opportunità. Come quella di inedite soluzioni politiche.
APERTURE VERSO LA CDU. Mentre una parte dei Grünen esclude apertamente ogni possibilità di intesa futura con il partito di Angela Merkel, rimarcando come su gran parte dei temi la vicinanza con i socialdemocratici sia molto più evidente, Kretschmann, che in Baden-Württemberg guida una maggioranza proprio con l’Spd, ha proposto un percorso diverso: «Se il prolungamento della vita delle centrali nucleari deciso lo scorso ottobre aveva scavato ostacoli profondi, il ripensamento di oggi li spiana. Non vedo impellente un’opzione conservatrice-ecologista per le prossime elezioni federali del 2013, anzi credo che noi dovremmo lasciarci aperta ogni possibilità senza indicare preventivamente una preferenza e affrontare la campagna elettorale con la consapevolezza dei nostri programmi. Sono gli altri che devono venirci dietro».