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Germania, nel villaggio che non compra energia

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All’apparenza Feldheim sembra avere ben poco di rivoluzionario. Questo quartiere di Treuenbrietzen, un paesotto a una settantina di chilometri a Sud di Berlino, si riduce tutto a una strada desolatamente vuota, una manciata di case verniciate di fresco e qualche cascina in mattoni rossi abbandonata al proprio destino. Eppure, quando ne parla, il sindaco di Treuenbrietzen Michael Knape non nasconde una punta di orgoglio. «Questo è il centro energetico della Germania. Non ci troviamo certo a Berlino, ma per quanto riguarda il futuro siamo un passo avanti ai berlinesi».

Il futuro qui? Per capire cosa intenda basta alzare lo sguardo al di là delle villette: l’intera Feldheim è circondata di turbine eoliche. Alla fine degli Anni 90 erano 4, oggi sono 43. Insieme all’impianto di biogas rappresentano il fiore all’occhiello di Feldheim: questo è il primo villaggio tedesco autarchico dal punto di vista energetico. Il calore e la corrente utilizzati dai 150 abitanti vengono autoprodotti interamente qui da fonti rinnovabili e viaggiano attraverso una propria rete elettrica e una di teleriscaldamento, appositamente posate sotto terra. Feldheim si è staccata dal resto della rete tedesca e oggi è un’isola a sé stante.

I 150 «ribelli» non hanno nulla dello stereotipo dell’attivista anti-nucleare tedesco, ma i modi schivi del meccanico Wilko Dalichow. «La prima volta che mi hanno parlato dell’idea ero sorpreso: una cosa del genere non l’avevo mai sentita – racconta, lisciando con la mano la tuta nera -. Pensavo che fosse solo un’utopia. E invece è andata diversamente: il progetto è una gran cosa». Sono bastate tre assemblee a convincere Dalichow e gli altri residenti a partecipare. Insieme hanno creato una propria mini-municipalizzata, diventandone soci con un investimento di 3.000 euro.

Grazie ai fondi europei e a quelli nazionali, integrati da un prestito bancario, hanno messo insieme la cifra (1,7 milioni di euro) necessaria per realizzare una propria rete locale di riscaldamento. Il resto l’ha fatto la Energiequelle GmbH, la società che gestisce il parco eolico, creando per 450 mila euro una rete elettrica separata. Risultato: un’economia a ciclo chiuso.

L’impianto di biogas, che copre l’intero fabbisogno termico, funziona grazie al letame di suini e bovini e al mais forniti dalla cooperativa agricola locale. E il quartiere consuma meno dell’1% della corrente fornita dai 43 impianti eolici. «Una turbina di questo tipo produce 4 milioni di chilowattora per anno. Da sola basterebbe a coprire il fabbisogno di 10 Feldheim» racconta Werner Frohwitter, portavoce della Energiequelle, indicando le immense pale alle sue spalle, che ruotano producendo un fruscio quasi impercettibile. L’unico rumore è il fischio che arriva da un ventilatore all’interno della turbina. «Per riuscire in un progetto come questo è fondamentale coinvolgere sin dall’inizio i cittadini – sorride Frohwitter -. Se vedono che possono trarne profitto, partecipano».

I cittadini di Feldheim traggono due volte profitto dalla rivoluzione verde. Anzitutto pagano la loro corrente 16,6 cent per chilowattora, il 25% in meno di Berlino. Un prezzo che resterà stabile per dieci anni. Molti, inoltre, sono piccoli proprietari terrieri e affittano i terreni su cui ora svettano gli impianti eolici. Non solo. «Oggi abbiamo di fatto la piena occupazione», nota il sindaco Knape. Per sfruttare fino in fondo il calore prodotto dall’impianto di biogas la Energiequelle ha insediato qui una fabbrica che produce le strutture portanti di metallo su cui poggiano i pannelli solari dei parchi fotovoltaici e che dà lavoro a 22 persone, cui si aggiungono i 37 impiegati della cooperativa agricola. «Siamo anche riusciti a fermare il calo demografico», aggiunge Knape. Anzi, «un paio di giovani famiglie hanno deciso di trasferirsi qui dopo l’avvio del progetto». Nuovi investimenti sono in programma per un centro di documentazione e di formazione per giovani tecnici delle energie rinnovabili e per un sistema che immagazzini l’energia eolica.

Può un villaggio di 150 abitanti diventare un esempio per località più grandi? «Certo – spiega Frohwitter – quasi in ogni regione ci sono risorse da sfruttare».