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Genitori contro la scuola, il figlio prende 9, ma loro vogliono 10. E ricorrono al Tar…

Una storia surreale, ma anche un ennesimo campanello d’allarme su come si sia frantumato il rapporto tra alunni, famiglie e insegnanti. E se tutti andassimo dai giudici per i voti dei nostri figli?

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GENITORI CHE PRETENDONO TROPPO DAI FIGLI

Il 9 non basta, ci vuole il 10. Una famiglia di Canicattì, in provincia di Agrigento, ha pensato esattamente questo di fronte alla pagella del figlio iscritto alla scuola media Giovanni Verga. E che cosa ha fatto, dopo le consuete proteste con il preside? Ha pensato bene di andare a gonfiare i nostri già ingolfati tribunali della Giustizia civile, presentando un ricorso al Tribunale amministrativo regionale. Per vedere riconoscere un aumento dei voti al figlio.

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ASPETTATIVE DEI GENITORI NEI CONFRONTI DEI FIGLI

Dopo mesi di discussioni e di carte esaminate, altro tempo sprecato, il Tar di Palermo ha emesso la sua sentenza. Gli insegnanti della scuola Giovanni Verga hanno ragione, e non esistono motivi validi per aumentare la media del ragazzo che dovrà accontentarsi del suo 9. Nella sentenza, la giuria presieduta da Calogero Ferlisi ha fatto una banalissima considerazione di buon senso che, se fosse entrata prima nella zucca di questa singolare famiglia, avrebbe evitato il tunnel di un assurdo ricorso al Tar.

Quale considerazione? Il voto, come ciascun giudizio degli insegnanti, non rappresenta una scienza esatta, dove 1+1 fa 2, ma una libera e responsabile valutazione dei docenti che tiene conto di tutta una serie di valutazioni e del percorso di conoscenza e di formazione dell’alunno. Questa è la scuola.

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GENITORI CHE SI ASPETTANO TROPPO DAI FIGLI

Voler entrare nel merito e contestare questo meccanismo significa solo dare un’altra spintarella alla scuola verso il baratro. Verso una totale delegittimazione degli insegnanti, del preside e dell’intero sistema. Immaginate un attimo che cosa potrebbe accadere nelle scuole italiane se fosse riconosciuta la possibilità di una sorta di Var a beneficio delle famiglie: la possibilità cioè di contestare un giudizio, entrando nel merito del percorso e degli esami degli alunni. Tanto vale, a quel punto, che siano direttamente i familiari a decidere il voto finale del loro figliolo.

Una scuola così può solo fare passi indietro. E qui non possiamo prendercela né con il ministro né con l’assessore comunale di turno: qui è in gioco il nostro ruolo di genitori, la nostra responsabilità. Quante volte ci è capitato, specie da ragazzi, di sentire il peso di un’ingiustizia consumata attraverso un voto che non condividevamo? Ma non per questo abbiamo mai pensato che fosse utile, e perfino possibile, ricorrere ai giudici. E in proposito, mi chiedo una cosa semplice: ma per evitare questi enormi sprechi di tempo e di credibilità, non sarebbe il caso di impedire alla radice cause così sgangherate?

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