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Brexit, l’occasione buona e unica per rilanciare l’Europa. Non sprechiamola

Gli inglesi non avrebbero mai fatto fare un passo avanti all’Unione. Mettendosi sempre di traverso su tutto, dall’immigrazione alla difesa comune. Adesso invece o si fa l’Europa o si muore. E per vivere insieme bisogna affrontare l’ingiustizia sociale.

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FUTURO EUROPA DOPO BREXIT –

Il panico sui mercati per lo shock del voto degli inglesi a favore dell’uscita dall’Unione europea era nel conto. Nei prossimi giorni potrebbe andare anche peggio, e l’unica cosa certa è che, dal punto di vista finanziario, si naviga in un mare molto agitato e assolutamente sconosciuto.

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BREXIT: PERCHÉ È UNA BUONA OCCASIONE PER L’EUROPA –

Ma a parte il crollo delle Borse e i rischi di natura economica (una ripresa sempre più fragile, e una nuova onda recessiva) e finanziaria (montagne di soldi in fumo, anche per i risparmiatori), siamo davvero sicuri che Brexit sia un guaio per noi italiani ed europei? Penso esattamente il contrario: i rischi economici e finanziari ci sono e vanno depotenziati, ma Brexit è un’opportunità unica, da non sprecare. E provo a dimostrarlo, partendo dagli argomenti dei catastrofisti.

Dicono: l’Europa si disgregherà. Chi lo ha deciso e dove sta scritto? Piuttosto, forse riusciremo a uscire da questa palude dove si è infilata da anni, troppi anni, l’Unione. Un’alleanza che non può funzionare senza uno scatto in avanti, che potrebbe arrivare proprio sulla base di uno stato di necessità. In una parola, adesso o si fa l’Europa o si muore.

Seconda sciagura messa nel conto dai pessimisti a oltranza: ci sarà un effetto contagio, che porterà all’uscita di altri paesi dell’Unione. Ammesso che ciò avvenga, anche questo non sarà un male, perché l’Europa a 28 è paralizzata anche per colpa di ingressi che non dovevano esserci. A partire proprio dalla Gran Bretagna, che per sua natura, vocazione, interesse, ha sempre avuto e sempre avrà un asse di ferro con l’America. E non guarderà mai all’Europa, come hanno sempre dimostrato gli atteggiamenti, anche in anni recenti, di premier inglesi laburisti (Blair) e conservatori (Cameron). Tutti maestri di un gioco di interdizione che ha ridotto l’Unione al nulla, dal punto di vista degli interessi dei cittadini, e al tutto, sul piano di un dilagante e ottuso potere dell’eurocrazia, presidiata da tedeschi, inglesi e francesi. Con gli italiani impegnati a fare assumere i portieri e i fattorini nei palazzi del potere di Bruxelles.

Dobbiamo essere consapevoli che con i veti britannici l’Unione non avrebbe mai potuto più fare un metro in avanti. Non esiste un dossier sul tavolo, dall’unione bancaria alla difesa unica, dalla lotta al terrorismo al tema centrale dell’immigrazione, dalle politiche energetiche a quelle ambientali, sul quale la Gran Bretagna non si sia messa di traverso. Riuscendo sempre a vincere, a bloccare tutto, secondo i suoi desideri ed i suoi interessi. E solo lavorando, giorno dopo giorno, sui singoli dossier, uno per uno, gli alleati europei si possono adesso riavvicinare per dare così un’anima, un cuore e una testa condivisa al progetto europeo. Magari tornando, in tempi ragionevoli e non certo nel breve-medio termine, a sognare gli Stati Uniti d’Europa.

BREXIT: COSA CA,BIA PER L’EUROPA –

Infine, la paura che un’Europa senza gli inglesi diventi prigioniera dell’egemonia tedesca è semplicemente ridicola. Non ha fondamento, se per esempio noi italiani sapremo costruire sponde e alleanze con altri paesi fondatori, a partire dalla Francia (e aggiungiamoci anche la Spagna). In ogni caso l’Europa senza il motore propulsivo di Germania e Francia, e voglio aggiungerci anche l’Italia come buon augurio, non esiste. Mentre non solo deve vivere, ma resuscitare mettendo al centro di tutta la sua azione, politica ed economica, un punto centrale che sta davvero contribuendo allo sfaldamento dell’Unione: un’ingiustizia sociale intollerabile, un ascensore sociale immobile, una disoccupazione insostenibile, una concentrazione della ricchezza da universo sudamericano, un ceto medio a rischio smottamento e impoverimento. Questo è il crinale sul quale l’Europa vivrà o morirà, altro che Brexit.

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