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Fotovoltaico: quanto costa alle famiglie italiane? 1,70 euro al mese

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MILANO – «Il fotovoltaico è una grande opportunità economica e sociale per l’Italia: sarebbe grave se perdessimo il treno delle rinnovabili». È stato chiaro il presidente di Asso Energie Future, Massimo Sapienza, nella conferenza stampa al Senato del 15 febbraio in cui ha presentato assieme a Grid Parity Project, i dati del fotovoltaico italiano, ultimamente messi sotto accusa da più parti per gli alti costi degli incentivi che peserebbero sulle bollette dei cittadini italiani. A ogni famiglia italiana il fotovoltaico costerà in bolletta 1,70 euro al mese a partire dal 2011, secondo i dati forniti al Senato.

DATI – Raggiungendo l’obiettivo fissato per lo sviluppo del fotovoltaico, si taglieranno inoltre le emissioni nazionali di gas serra del 5% entro il 2020 portando l’Italia verso l’obiettivo fissato dal protocollo di Kyoto. I posti di lavoro creati dal fotovoltaico, oggi 15 mila, saliranno a un totale valutato tra 210 mila e 225 mila nei prossimi nove anni. E infine, entro il 2020 l’energia dal sole produrrà 110 miliardi di euro in termini di ricchezza generale, portando alle casse dell’erario circa 50 miliardi di euro nei prossimi 30 anni.

GSE – Il Gestore dei servizi elettrici (Gse) lo scorso mese ha reso noto che a fine 2010 risultavano installati 2.800 megawatt (3.200 con gli impianti entrati in esercizio a febbraio), ma esistevano domande di allaccio tali da far prevedere il raggiungimento di quota 7 mila MW a metà 2011. Una corsa all’installazione che il Gse considera legata agli incentivi per gli impianti fotovoltaici che entreranno in esercizio entro giugno 2011 purché abbiano comunicato la fine dei lavori entro il 31 dicembre 2010. «I nostri dati, confortati dalle ricerche di Credit Suisse, Morgan Stanley e Jefferies & Company, indicano però una situazione sensibilmente diversa», hanno detto le due associazioni.

PREVISIONI GONFIATE – Secondo le valutazioni di Asso Energie Future e Grid Parity Project a metà 2011 si arriverebbe invece a 4.700 MW installati, non a 7 mila. Per raggiungere la quota prevista dal Gse bisognerebbe supporre che quasi tutte le richieste già presentate si trasformino in impianti operativi entro il 30 giugno. «Una parte delle richieste è stata avanzata da chi non aveva il diritto», spiegano i presidenti di Asso Energie Future e Grid Parity Project. «Sono state fatte dichiarazioni false o esagerate da alcuni furbi. Negli ultimi giorni c’è stato un vero caos: per esempio ci sono domande che sono state registrate più volte. Anche il Gse sta rivedendo le stime, ma intanto il danno è fatto».

OBIETTIVO SOTTOVALUTATO – Per gli operatori del settore l’obiettivo fissato dal governo per il fotovoltaico (8 mila MW al 2020) è molto modesto se paragonato alla Germania che si è data come target 52 mila MW e ne ha installati a oggi 18 mila. «Una manovra squilibrata potrebbe bloccare il mercato, scoraggiando gli investitori e mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro», dice Sapienza, che chiede di rivedere in più punti il decreto legislativo sulle rinnovabili che si sta esaminando in Senato.

RICCHEZZA DISTRIBUITA – Lo sviluppo del solare è in mano alle famiglie e non alla grande industria, dicono le associazioni. Non è quindi vera l’accusa secondo la quale la spinta per far avanzare il fotovoltaico viene soprattutto da grandi industrie e multinazionali. I pannelli «privati» sono circa il 34% con 1.566 MW stimati su un totale di 4.700. Gli operatori finanziari e industriali pesano per il 28% del totale, con 1.316 megawatt. «Incentivare il solare significa sviluppare la produzione di energia diffusa», commentano i promotori dell’iniziativa.