Trucchi dei concessionari per vendere auto a tassi di usura

Al finanziamento si aggiungono polizze che l'acquirente neanche conosce. E i tassi schizzano fino al 25 per cento.

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Tasso zero, finanziamento zero. Questa è la formula più usata nelle campagne pubblicitarie delle case automobilistiche per promuovere la vendita dei loro modelli. Peccato però che quando poi si vanno a fare i conti, si scopre che le cose stanno molto diversamente: non solo non esistono “finanziamenti a tasso zero”, ma tra le pieghe del contratto, e senza che l’acquirente ne abbia piena consapevolezza, sono inserite voci che portano i tassi a livello di usura con enormi sprechi a danno degli automobilisti.

Il canale principale che viene utilizzato dai concessionari per stangare i consumatori sono le polizze assicurativeSi parte con la protezione del credito, e si passa al furto e incendio, al Kasko (che copre i danni quando la colpa dell’incidente è della persona assicurata), agli infortuni e all’invalidità, al danneggiamento o alla rottura dei cristalli, all’assistenza stradale. Tutte queste polizze vengono finanziate a credito, e quindi chi compra l’auto le riceve pagando salati tassi di interesse, senza accorgersene, perché il Taeg (il tasso effettivo globale), calcolato sull’importo del veicolo, non comprende  anche le polizze.

I risultati, documentati da una serie di denunce già finite in tribunale presentate dall’Associazione diritti utenti consumatori, sono quella che si può considerare una vera truffa per l’acquirente dell’auto. Una Citroen da 18mila euro, per esempio, è stata venduta “scontata” a 14mila euro, con una serie di polizze incorporate, ma al termine del finanziamento il consumatore l’ha pagata quasi 30mila euro. Con un tasso d’interesse schizzato al 24,3 per cento. E la cosa grave è che queste polizze erano state presentate dal concessionario come “indispensabili” per ottenere il finanziamento (i moduli di consenso venivano “nascosti” tra le carte da firmare digitalmente e velocemente). 

La questione delle polizze abbinate al finanziamento è stata al centro di interventi congiunti di Banca d’Italia e IVASS, che hanno individuato criticità riguardanti proprio:

  • polizze presentate come facoltative ma percepite dal cliente come necessarie;
  • costi delle polizze;
  • conflitti di interesse;
  • polizze non realmente collegate al finanziamento;
  • informativa insufficiente al cliente.

 Nel 2024 la Corte di Giustizia UE ha esaminato proprio un caso in cui Compass proponeva simultaneamente finanziamento e assicurazione non collegata al prestito, valutando anche il problema del cosiddetto framing: il modo in cui le due offerte vengono presentate può influenzare la percezione del consumatore. 

E adesso, con la discesa in campo delle associazioni dei consumatori, saranno i tribunali a stabilire i danni subiti dagli acquirenti di auto e come andranno risarciti.  

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