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Famiglie costrette a pagare più tasse dei sigle

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Il lungo inverno demografico del vecchio continente ( in particolare dell’Italia) potra’ finire solo se, finalmente, si attiveranno politiche familiari alternative alle attuali forme di welfare, obsolete e ideologiche. Questa la sfida lanciata ieri a Bologna da Pierpaolo Donati, direttore scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia, che ha promosso un Seminario (oggi la sessione conclusiva) sullo stato dell’arte in Europa con l’intento di dare un proprio originale contributo alla prossima conferenza nazionale in programma a Milano dall’8 al 10 novembre.

Donati riassume cosi’ la sua proposta: Come l’Europa ha gia’ una gamba, quella del gender e delle pari opportunita’, sulla quale si stanno investendo risorse, azioni e programmi occorre che la Ue si doti di un’altra gamba, un family mainstreaming che abbia la stessa dignita’ e lo stesso peso. Senza questa scelta di campo l’aria nuova che si respira in Europa sulla famiglia rischierebbe di essere velleitaria. Anche perche’ i problemi non mancano. Gli interventi ? sintetizza il sociologo ? sono in genere frammentari e opportunistici.

In qualche caso la famiglia non piu’ e’ oggetto delle politiche che la dovrebbero riguardare direttamente. I fenomeni che registriamo, aumento dei single, delle famiglie senza figli, della monogenitorialita’ che si accompagna ad un calo dei matrimoni, sono dovuti proprio ad un deficit relazionale. Ovvero osserviamo che in Europa c’e’ un progressivo indebolimento delle reti parentali insieme a una perdita del capitale sociale rappresentato dalla famiglia.

Notiamo ? spiega Donati ? che nei paesi dell’Ue c’e’ un bisogno insoddisfatto di famiglia perche’ i governi continuano a considerarla un costo (e quindi un rischio), un vincolo (e non una risorsa). Il rimedio suggerito da Donati e’ radicale. Serve un welfare comune all’Unione europea che aumenti i beni relazionali della famiglia. Che non e’ solo un luogo di cura e non solo una realta’ anagrafica ma ha una sua specificita’: quella generativa.

Mai piu’ allora il modello scandinavo “lib-lab” ma una politica ad hoc che abbia come mission il “fare famiglia” ovvero il creare le condizioni perche’ sia possibile generare e rigenerare i beni relazionali. Una ricetta che riguarda da vicino anche l’Italia dove, secondo il sociologo, le politiche familiari sono deboli e dove chi si prende la responsabilita’ di una famiglia rischia l’anticamera della poverta’ perche’, ad esempio, paga piu’ tasse dei single e di chi non ha figli. In questo vuoto, osserva ancora sono emerse tante iniziative locali, dal microcredito al quoziente familiare, ma sono ancora insufficienti e talvolta inefficaci.

Per cambiare rotta, e’ la conclusione di Donati, ci vuole un Piano nazionale nel segno della sussidiarieta’ e della solidarieta’ che restituisca cittadinanza sociale alla famiglia ponendosi come obiettivo, tra gli altri, una valutazione dell’impatto familiare dei provvedimenti legislativi. Politiche lungimiranti e flessibili che piu’ di altre, come ha ricordato Barrie Stevens dell’Oecd nella relazione introduttiva sugli scenari fino al 2030 possono avere successo, piu’ di altre, per affrontare sfide come la conciliazione famiglia-lavoro, la coesione sociale, il ruolo degli anziani nella famiglia.