La tecnologia serve anche ad alimentare la pesca illegale. Come nel caso dei FAD, acronimo di Fish Aggregating Devices (Dispositivi di Aggregazione dei Pesci), strumenti artificiali progettati per attirare pesci pelagici come tonni, sgombri o mahi-mahi. In pratica, sono galleggianti o strutture immerse in mare che sfruttano il comportamento naturale dei pesci, i quali tendono a raggrupparsi attorno a oggetti fluttuanti.
Come funzionano
- Possono essere galleggianti (boe, reti, palloni) o sospesi sotto la superficie.
- Creano un punto dove i pesci si aggregano, facilitando la cattura con reti o palangari.
- Spesso sono dotati di GPS o radio trasmettitori per localizzare facilmente gli sciami di pesci.
I danni che fanno
L’uso dei FAD può alimentare attività di pesca illegale, non regolamentata o non dichiarata (IUU – Illegal, Unreported, Unregulated fishing) per diversi motivi:
- Cattura massiva e indiscriminata: i FAD attirano non solo le specie target (es. tonno), ma anche specie non bersaglio e giovanili, aumentando il rischio di overfishing.
- Difficile monitoraggio: molti FAD sono lasciati alla deriva, spesso fuori dalle acque territoriali, rendendo complicato controllare chi li utilizza.
- Ambiente danneggiato: i FAD persi diventano rifiuti marini, intrappolano pesci e altre specie marine, e danneggiano habitat come le barriere coralline.
- Uso da parte di flotte illegali: i grandi operatori o flotte straniere li usano per catturare tonni in aree protette o durante periodi di divieto di pesca, aggirando le normative.
Uso dei Fad
L’uso dei Fad è massiccio specialmente per la pesca del tonno.
- Ogni anno vengono depositati tra circa 81.000 e 121.000 FAD in tutto il mondo per la pesca del tonno e specie pelagiche, principalmente nei grandi mari tropicali e subtropicali.
- Secondo alcune stime, circa 40–50% del tonno mondiale catturato dalle flotte di tonnare viene preso attorno ai FAD, non in banchi liberi di pesci.
Operazione “Ultimo sole” contro i Fad
L’Operazione “Ultimo Sole” è una campagna/operazione nazionale italiana realizzata nel 2025 con l’obiettivo di contrastare l’uso illegale dei FAD (Fish Aggregating Devices) e di tutelare l’ambiente marino nel Mar Mediterraneo, in particolare nelle acque del compartimento marittimo di Milazzo (Sicilia) e attorno alle Isole Eolie. Questa operazione è il risultato di una collaborazione tra la Guardia Costiera italiana e l’organizzazione ambientalista Sea Shepherd Italia Onlus, con il supporto delle autorità marittime locali come la Direzione Marittima di Catania. Durante l’operazione sono state impiegate unità navali della Guardia Costiera, un elicottero AW139 del Nucleo Aereo di Catania e la nave Sea Eagle di Sea Shepherd Italia. L’attività ha permesso di recuperare e sequestrare circa 130 kg di materiali illegali, compresi quasi 11.000 metri di filo in polipropilene non biodegradabile, teli ombreggianti e taniche contenenti residui di sostanze chimiche, con interventi su fondali tra 1.200 e 1.400 metri.
Foto di copertina tratta da https://www.crea.gov.it/
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