La spiegazione di questa relazione è legata a fattori molto precisi, come per esempio:
- Tossicità diretta: molti pesticidi, come gli organofosfati o i piretroidi, sono neurotossici e possono uccidere i pesci anche a basse concentrazioni se l’esposizione è prolungata. Anche esposizioni sub-letali possono indebolirli, riducendo la sopravvivenza nel tempo.
- Effetti sul metabolismo e sul sistema immunitario: l’esposizione cronica può stressare il metabolismo dei pesci, riducendo l’efficienza alimentare e aumentando la suscettibilità a malattie, il che di fatto riduce la longevità.
- Bioaccumulo: alcuni pesticidi liposolubili si accumulano nei tessuti dei pesci e possono causare effetti cumulativi nel tempo, portando a problemi riproduttivi o disfunzioni organiche.
- Effetti indiretti: i pesticidi possono alterare l’ecosistema acquatico, riducendo le risorse alimentari o aumentando la presenza di predatori e patogeni, tutti fattori che possono ridurre la vita media dei pesci.
Un’importante e recente ricerca condotta da un team di studiosi di diverse università, su migliaia di lake skygazer (Culter dabryi) presenti nei laghi cinesi, e pubblicata sulla rivista Science, ha dimostrato che l’esposizione cronica e prolungata a basse dosi di un pesticida comunemente usato (clorpirifos) può:
- accorciare i telomeri, cioè le “protezioni” dei cromosomi legate all’invecchiamento cellulare
- accelerare l’invecchiamento biologico nei pesci
- ridurre la sopravvivenza complessiva, specialmente nelle popolazioni già esposte.
Questi effetti si osservano anche quando il pesticida è presente a concentrazioni considerate “non tossiche” nei test di tossicità acuta (quelli usati per le normative).E dato che i meccanismi individuati dagli studiosi sono gli stessi per tutti i vertebrati, gli studiosi avvertono che l’esposizione ai pesticidi (anche in basse dosi) può avere effetti simili anche sugli umani.
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