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E la vecchia tv diventa piastrella la seconda vita dei rifiuti hi-tech

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Paola Coppola

 

ANAGNI- A vederle così bianche è quasi impossibile immaginare che erano vecchie tv a tubo catodico. Entro cinque anni spariranno dalle cucine o dalle case al mare degli italiani, ma i monitor rottamati hanno già una seconda vita. Tornano nelle abitazioni sotto forma di pavimento. Un processo virtuoso che comincia nella fabbrica Vallone di Anagni, uno degli impianti del Lazio specializzato nel trattamento di questi rifiuti elettronici (qui dai centri di raccolta arrivano i televisori dismessi), e prosegue fino a Sassuolo (Modena), sede della Refin, che produce e vende le piastrelle. Vallone e Refin sono due delle aziende che partecipano a Glass Plus, un progetto di frontiera – del programma europeo Eco-innovation – per fare della spazzatura un "prodotto verde" e renderla una produzione industriale, alla portata di tutti. Le vecchie tv a tubo catodico sono una "miniera di vetro" (la metà del peso dell’ elettrodomestico), per di più l’ anno scorso è aumentata la disponibilità di questo materiale: il passaggio al digitale terrestre ha accelerato la raccolta degli apparecchi più vecchi. Sono state rottamate più di 80mila tonnellate di televisori (+39% rispetto al 2009), che hanno lasciato posto a un monitor a schermo piatto. E così mentre questi ultimi si candidano ad essere gli apripista nel riciclo dei rifiuti elettronici di domani, per gli altri, soprattutto i più piccoli, restiamo fanalino di coda in Europa: solo un italiano su due sa che anche radio, lettori dvd, pc e frullatori potrebbero non finire in discarica, rivela un rapporto appena diffuso di Eurisko e Remedia. I vecchi televisori, obsoleti ma ancora in circolazione, hanno trovato invece un uso alternativo: «Fino a qualche anno fa il vetro dello schermo del tubo catodico era richiesto dalla stessa industria che produce tv, soprattutto nei paesi asiatici, ma con l’ affermarsi degli schermi Lcd e al plasma l’ export di vetro è destinato a crollare», racconta Giuseppe Corti, ad di Vallone Impianti. «Nelle case degli italiani si stimano ancora 20milioni di vecchi apparecchi». Le nuove applicazioni industriali servono a evitare che migliaia di tonnellate di materiale finiscano in discarica: ceramica, materiali per edilizia e fondi stradali sono un uso promettente, ma applicazioni del vetro si sperimentano anche dal design alla radiologia medica. «Il 95 per cento dei televisori può essere recuperato», continua Corti. «Il tubo catodico deve essere separato: il cono- la parte posteriore – con vetro al piombo, dal pannello dal quale si ricava il materiale per le piastrelle». Nell’ impianto di Anagni si ottengono diverse tipologie di vetro: quello con un diametro fino a 45 millimetri viene esportato in Indonesia, Malesia e India per la produzione di nuove tv destinate all’ Africa, i frammenti con un diametro fino a 5 millimetri vanno alla produzione di ceramiche. L’ impasto della Meta (un’ altra azienda coinvolta nel progetto) arriva alla Refin di Sassuolo. Le prime piastrelle sono già in produzione. L’ obiettivo è perfezionarne l’ impasto: «Produrre mattonelle con il 20 per cento di vetro riciclato, utile per ottenere la certificazione di sostenibilità ambientale americana Leed (Leadership in Energy and Environmental Design), punto di riferimento per l’ edilizia verde», dice Arnold Stabinger, ad di Refin. «Finora abbiamo ottenuto standard qualitativi simili a quelli di una piastrella tradizionale: ora vogliamo raggiungere anche un prezzo competitivo, spinti dal fatto che la domanda di questi prodotti per l’ edilizia cresce anche in Italia». Una piastrella 60×60 usata in una casa di 70 metri quadri dà una "seconda vita" al vetro di 30 televisori di medie dimensioni. Sostituiscei feldspati, un minerale importato soprattutto dalla Turchia. «Queste mattonelle nell’ economia del riciclo sono un esempio di sinergia tra settori diversi che può creare valore», dice Danilo Bonato, direttore generale di Remedia, tra i principali consorzi italiani per la gestione eco-sostenibile dei Raee e partner del progetto. «La sfida dell’ industria del riciclo ora è continuare a inventare nuove soluzioni: nei televisori a cristalli liquidi o al plasma non sarà più il vetro la principale materia prima da riciclare ma le "terre rare" come indio, europio e ittrio. Bisognerà farlo a costi ragionevoli».