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E la Casta si taglia i tagli

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Il colpo di scena è arrivato quando gli occhi del Paese erano puntati altrove. 
Con
il dibattito sull’aumento dell’Iva che catalizzava l’attenzione di media e contribuenti, il governo, in punta di piedi, è riuscito a inserire nel maxi-emendamento un maxi-sconto a tutti i ministri, deputati e senatori (scarica il testo).
L’articolo 13 della manovra sui costi della politica, infatti, è stato completamente modificato. 
Il taglio delle indennità dei membri di Camera e Senato è stato ridotto di circa sei volte rispetto a quanto previsto nel testo originario e l’incompatibilità del loro mandato con gli altri incarichi pubblici è stata ammorbidita.
SANTA INDENNITÀ. Se un deputato ricopre un secondo impiego e incassa più di 9.847 euro netti, l’indennità di carica di 5.486 euro mensili netti (cui vanno sommati, tra diaria e rimborsi spese, altri 7.193 euro che non vengono toccati) non viene più decurtata del 50% come prevedeva il testo originario.
Il taglio è stato abbassato al 20% per le quote superiori a 90 mila euro annui d’indennità e al 40% a partire da 150 mila euro. Addirittura esenti i componenti degli organi costituzionali, la presidenza della Repubblica e la Corte costituzionale, definiti da Roberto Castelli i «boiardi di Stato».
LA RUSSA ALZA LA VOCE. Non ci sta Ignazio La Russa. Secondo il ministro della Difesa, «c’è stata una sensibile riduzione dell’indennità per deputati e senatori, che inoltre pagheranno la tassa di solidarietà in misura doppia rispetto agli altri cittadini per il solo fatto di essere parlamentari e chi ha un’attività professionale pagherà il quadruplo».
La Russa, poi, ha precisato che «il governo vuole promuovere anche il dimezzamento dei parlamentari ed è possibile che ci sarà un intreccio» con il ddl approvato dal governo.

Via il principio di incompatibilità

Ma il ritocco della Casta è andato ben oltre. Il maxi-emendamento, infatti, ha depotenziato anche il regime dell’incompatibilità dei parlamentari, prima ferreo con l’impossibilità di ricoprire «qualsiasi altra carica elettiva pubblica».
Nella nuova versione del testo, infatti, l’incompatibilità è limitata alle altre cariche elettive «di natura monocratica» e relative a «organi di governo di enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore ai 5 mila abitanti».
In altre parole, i parlamentari hanno la possibilità di continuare a fare i sindaci nei piccoli e medi Comuni e ricoprire l’incarico di assessore in tutti i municipi, compresi quelli delle grandi città.
NON C’È FRETTA, SIAMO PARLAMENTARI. Sono state disattese, infine, anche le promesse relative a un dimezzamento del numero di senatori e deputati.
Il provvedimento annunciato nei giorni scorsi, infatti, non è stato oggetto di discussione nel corso del Consiglio dei ministri dell’8 settembre. A Palazzo Chigi,
è stata definita la soppressione delle Province e introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione.
Il taglio dei parlamentari può aspettare ancora un po’