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E adesso la Ue chiede il conto a Ravello per lo spreco di un auditorium senza musica

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Luigi Offeddu
20 dicembre 2010

 

BRUXELLES — Spiega cortesemente il sito su Internet, all’indirizzo www.auditoriumoscarniemeyer.it: «Il sito è in manutenzione, nei prossimi (sic) giorni sarà nuovamente online con una nuova veste grafica. Ci scusiamo per il disagio». Ma il «disagio» è lunghetto, dura da oltre un lustro. E la «manutenzione», nella realtà vera e non in quella di Internet, in questo caso è un maldipancia infinito. Prima tre anni di autorizzazioni promesse e cancellate, tra furibonde polemiche ambientali, poi altri tre anni di lavori, poi ancora un’inaugurazione ufficiale a gennaio del 2010, infine 11 mesi di porte quasi sbarrate: così oggi l’Auditorium di 400 posti realizzato a Ravello su progetto del gran vecchio Oscar Niemeyer (103 anni appena compiuti) è come una nave pronta al varo ma che non salpa mai, ormeggiata alla costa amalfitana. E costata un bel po’: circa 16 milioni di euro, secondo voci in attesa di conferma, e fra questi ben 5 milioni già concessi dall’Unione Europea. Che ora chiede, per così dire, di veder le ricevute: contatti informali richiesti da Bruxelles sono infatti in corso fra la Commissione Europea e la Regione Campania, perché Bruxelles vuole chiarire— come ha riportato un malizioso articolo del britannico Guardian — «per quando sia prevista l’apertura della sala concerti, e quale sia il quadro reale della situazione».
Dopo i 5 iniziali, la Commissione Europea dovrebbe elargire altri 3 milioni, secondo i progetti originari, ma ora tutto è congelato in attesa dei famosi chiarimenti: né si può escludere che venga richiesto all’Italia di restituire almeno una parte delle somme già erogate. Non è ancora l’apertura di un’inchiesta, possibile preludio all’avvio di una procedura di infrazione Ue, ma non siamo poi molto lontani: e gli ultimi esempi riguardanti i rapporti fra Ue e Regione Campania— come la vicenda dei fondi europei usati per un concerto di Elton John — non lasciano sperare bene. Il giudizio finora più severo su ritardi e pasticci vari combinati intorno all’Auditorium, è giunto dall’uomo che è un po’ l’anima del progetto culturale ed artistico, il sociologo Domenico De Masi: quello che viene compiuto è «un crimine contro l’umanità, e contro l’Unione Europea».
Dopo l’inaugurazione dello scorso gennaio, la struttura è stata utilizzata solo in due occasioni e poi non più. I concerti promessi, le serate culturali, le mostre? Tutto sotto spirito, per ora. L’attesissima estate dei grandi eventi non è mai arrivata. Mistero burocratico, ma fino a un certo punto: l’imbalsamazione non ha infatti un perché ufficiale, ma molti perché nelle guerriglie locali, politiche e amministrative.
Gli ultimi mesi sono stati un susseguirsi continuo di litigi e dimissioni di consiglieri, appelli al ministro della cultura Sandro Bondi, petizioni, minacce di denunce. E del resto quella zampata bianca fra le case in faccia al mare, progettata perché i suoi spazi e i suoi suoni ricordino quelli di un’onda, ha sempre diviso le opinioni, comprese quelle degli ambientalisti: bellissima per molti, e fra questi anche qualche esponente di Legambiente; decisamente brutta per altri, e fra questi anche Italia Nostra. L’Auditorium era nato anche per allungare la stagione turistica di Ravello, oltre l’autunno: e questo intento di promozione artistico-culturale aveva giustificato la concessione dei fondi europei. Poi è iniziata l’altra stagione, quella della «manutenzione» : e non si è più fermata.