Donne che vivono sotto un ponte - Non Sprecare
Questo sito contribuisce all'audience di

Milano, dopo lo sfratto tre donne sole vivono sotto un ponte. E il quartiere le adotta

Elena, Rita ed Erica dopo uno sfratto esecutivo vivono sotto il cavalcavia di via Giordani, nel quartiere Lorenteggio. Lì hanno trascorso il lockdown, con l'aiuto degli abitanti che le hanno soccorse ogni giorno. Donando loro cibo, vestiti e mascherine

Via Giordani, quartiere Lorenteggio, periferia sud-ovest di Milano. Zona popolosa e popopolare, ex-quartiere operaio insieme al quartiere gemello di Giambellino, utilizzato adesso come sede di molte aziende o comunque edifici a uso commerciale e aziendale. In dialetto i milanesi lo chiamano Défense de Puarit, la Défense dei poveretti, quasi a scimmiottare il celebre quartiere parigino sede degli affari.
E, in effetti, Lorenteggio è proprio un quartiere di confine, un valico che lambisce i quartieri più in di Porta Genova o dei Navigli, una strana mescola di case popolari e palazzine signorili.

LEGGI ANCHE: A Torino è nato un quartiere speciale dove gli oggetti non si buttano, si regalano a chi ne ha bisogno

DONNE CHE VIVONO SOTTO UN PONTE

E tra il complesso residenziale Aler e le palazzine industriali e futuristiche di via Kuliscioff, nei pressi di via Giordani, c’è un cavalcavia, inaugurato nel 2004, in un area costellata da quelle che erano grandi e piccole industrie poi dismesse, qualche campo ancora coltivato e spazi abbandonati.

Il ponte di via Giordani, più volte agli onori della cronaca per essere una sacca di disagio urbano, è quello che si chiamerebbe “non-luogo”, ma per tre donne sole, sfrattate e rimaste senza lavoro è diventata una casa: Elena, sua figlia venticinquenne Erica e a sua sorella Rita.  Più nove cagnolini. Ciò che resta delle loro case sono due tende, qualche mobile e tantissima dignità.

Tutto comincia lo scorso settembre, da quando, perso il lavoro, Elena ha cominciato a far accumulare gli arretrati dell’affitto, ricevendo quindi un impietoso avviso di sfratto. Senza disperarsi, con una forza immensa, tenda in spalla insieme a sua figlia e a sua sorella, dopo un giro di perlustrazione approda al cavalcavia.

La vita in strada è durissima, di notte le donne sono sole, in balia di chi la notte la usa non solo per dormire: balordi, spacciatori, anche chi vuole rubare quel poco che le donne hanno.

PER APPROFONDIRE:Housing first: la casa prima di tutto. Per dare una seconda possibilità ai senzatetto, partendo proprio da una fissa dimora

QUARANTENA SOTTO UN PONTE A MILANO

E poi, la pandemia. Il Covid-19 ha acuito le difficoltà: lavoro non se ne trova, con il lockdown non si può uscire a cercarlo, la paura della malattia si somma alla paura quotidiana, rendendo intollerabile una situazione già precaria.

Sembra una di quelle storie tutte uguali di istituzioni assenti, e come spesso accade, il cuore di un quartiere sa diventare più attento e più forte. Specialmente durante questa situazione traumatica per tutto il paese.

Da qualche settimana, infatti,  un gruppo di abitanti del quartiere ha notato l’accampamento delle tre donne e le sta aiutando, tutte le sere, portando loro cibo, vestiti, disinfettanti e mascherine, pagando tutto di tasca propria per soccorrere le tre donne. C’è  Cristian con sua moglie Lucia, Sabrina, Matteo, Davide, Andrea e Momudh. Con tutti loro Elena, Erica e Rita hanno stretto un vero e proprio rapporto di affetto, e che quando è stato necessario fare qualcosa non si sono tirati indietro, facendosi in quattro per aiutarle.

Proteggendole soprattutto dalla paura del contagio e di un virus sconosciuto, che, come confida Elena in un’intervista al Corriere, l’ha davvero attanagliata. Anche lei che “paura nella vita non ne ha”, neppure quando ha dovuto andare a vivere sotto un ponte.

(Immagine in evidenza tratta da Affari Italiani // Photocredits Affari Italiani)

STORIE DI SOLIDARIETÀ:

 

 

Shares