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Diete, corpo e stereotipi: una battaglia senza fine

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Vuoi dimagrire? Non metterti a dieta. Mangia quando hai fame e fin quando sei sazia. Ma dopo, smetti. Facile? Mica tanto, o perlomeno non per tutti. Anzi per tutte, visto che in questo caso parliamo – soprattutto – di donne. Donne che fanno, ognuna a suo modo, i conti col cibo.

Vero, la riscossa “curvy” è una realtà se anche Vogue la celebra in copertina (e la 27ora ne dà conto). Ma nella testa di molte gli stereotipi sono duri a morire e contano di più le mille altre copertine in cui campeggiano striminzite taglie 38. Che stanno lì a spiegarti la perfida equazione “magra uguale felice e vincente”.

E non è solo un problema di prova costume: il cibo, per tante, è già o rischia di diventare una cosa davvero seria.

Anche senza andare troppo oltre – sfiorando confini pericolosi e delicati – l’ossessione del peso, in misura più o meno avanzata, è un male di cui tante donne hanno avuto esperienza. Perché? Per quale motivo tendiamo a concentrare sul cibo così tanta rabbia, aspettativa, frustrazione?

 

Negli Stati Uniti, dove l’obesità è un’emergenza nazionale, un libro ha conquistato la vetta della classifica dei libri del New York Times, nella sezione di competenza. Si chiama Women, Food and God (da noi lo ha pubblicato adesso De Agostini: in italiano il titolo suona “Le donne, il cibo eD io”: la nostra lingua permette di giocare con una significativa spia linguistica).

L’autrice, Geneen Roth, nel suo campo è diventata un piccolo caso. Un po’ perché l’ha adottata (professionalmente) la super-corazzata Ophra Winfrey – una che trasforma in oro tutto quello che tocca -, un po’ perché in copertina fa una promessa ambiziosa e si impegna a insegnarci “come far pace con il nostro corpo e farla finita con le diete”. La teoria – e la pratica – di Geneen (che tiene anche corsi e ritiri sull’argomento, da vera paladina anti-diete) si basa su linee guida piuttosto essenziali, ma non familiari a chi è abituato a combattere con la bilancia, le regole, i regimi controllati.

In breve – dice la Roth, e giura per esperienza personale – dimenticatevi tutte le diete – la Dukan (altro bestseller del Nyt, ndr), la Atkins, la Stillman, la Un-gelato-al-giorno, la Solo proteine, la dieta del Pollo fritto e anche l’improbabile e seducente Tutta nera, ovvero tre pacchetti di sigarette e dodici tazze di caffè al giorno: “Non solo non mi affatico a masticare – spiega il suo entusiasta creatore – ma non devo neanche lavare i piatti! Niente bicchieri, niente posate. Chiunque può dimagrire con questa dieta, dappertutto!”. Dimenticatele tutte e imparate a mangiare sul serio.

Meglio: cercate di capire perché mangiate troppo e male, affrontate le paure che nascondete sotto dosi di cioccolato e pizza margherita e sconfiggetele. Tolte di mezzo loro, vi libererete anche dell’ossessione del cibo. L’equazione, quella vera secondo la Roth, è questa:

avete un problema, per non affrontarlo mangiate di più, risultato ora di problemi ne avete due, quello originario e quello, nuovo, di perdere chili.

Combattiamo le nostre paure per liberarci dalla schiavitù delle diete. Bene, ma resta comunque una battaglia con noi stesse.

 E gli stereotipi, quelli chi li combatte?