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Cinghiali: è giusto ucciderli per i danni che fanno alle colture?

In Toscana se ne calcola uno ogni sei abitanti, con intere piantagioni e vigneti a rischio. Un danno di 100 milioni di euro l’anno. La protesta delle associazioni di protezione degli animali

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DANNI DEI CINGHIALI –

Cento milioni l’anno. Questo sarebbe il danno, approssimato per difetto, secondo le associazioni di categoria, provocati dai cinghiali alle imprese agricole italiane. In particolare in Toscana, la Coldiretti ha dichiarato guerra al cinghiale perché accusato di divorare grano, orzo, avena, e di distruggere così il lavoro nei campi.

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Protesta il presidente della Coldiretti in Toscana, Tulio Marcelli: «Qui ne abbiamo uno ogni sei abitanti, troppi. Ci privano del nostro reddito e della nostra libertà di imprenditori: se vuoi piantare i girasoli, per esempio, poi ci rinunci appena pensi a come un cinghiale può distruggerli in pochi secondi».
Al momento non esiste neanche un censimento preciso dei cinghiali in Italia. Si parla di oltre 1 milione di esemplari (qualcuno arriva anche a 2 milioni), mentre la caccia è aperta regolarmente solo 3 mesi l’anno. Contro la strage dei cinghiali per difendere l’agricoltura protestano diverse associazioni ambientaliste e di protezione degli animali. Con due argomenti. Il primo è di proteggere i campi, quando sono a rischio, con delle recinzioni, senza uccidere animali. Il secondo è “l’effetto di ritorno”: quando un cinghiale viene eliminato si riproduce più velocemente di prima.

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