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Crisi: diminuiscono gli acquisti di cibo ma anche gli sprechi

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La crisi ha radicalmente modificato le abitudini degli italiani, anche a tavola.

Risparmio: questa la parola d’ordine non solo per quanto riguarda le spese varie ma anche la scelta su ciò che quotidianamente mettiamo nel piatto. Come rileva una ricerca realizzata da Federalimentare, dopo cinque anni di recessione economica, gli acquisti di alimenti sono in discesa del 10 per cento.

Un dato piuttosto singolare se si tiene conto che fino ad oggi i consumi alimentari in Italia erano calati solo due volte: nel dopoguerra e in occasione dello shock petrolifero. In entrambi i casi si trattò però di fenomeni di breve durata.

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Unica nota positiva: insieme alla quantità di cibo sono diminuiti anche gli sprechi passati dal 30 al 7 per cento. Come cambia quindi il paniere alimentare di noi italiani in tempo di crisi? Torna alto il consumo di pasta, forse perché un piatto di spaghetti costa poco e risolve il pranzo mentre diminuisce notevolmente quello di carne, salumi, pesce, olio e latticini. In calo anche il consumo di frutta fresca. In aumento invece il consumo di vino, alcolici e cioccolata.

Addio quindi ai carrelli carichi di cibo sostituiti da frigoriferi meno stracolmi e di conseguenza meno spreconi.

Come spiega Daniele Rossi, direttore di Federalimentare: “è aumentata sia la vendita dei prodotti di primo prezzo, sia quella dei prodotti di alta qualità, ma l’acquisto di tutto ciò che sta nel mezzo è diminuito. Sembra destinata a svanire anche l’abitudine della spesa settimanale all’ipermercato: riempire molto il carrello aumenta il rischio di spreco. Per evitare di comperare troppo si sceglie il negozio di prossimità: la spesa si fa, con sobrietà, tutti i giorni sotto casa”.

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