Anche per le marmotte la vita è diventata più dura e complicata per colpa della crisi climatica. L’innalzamento delle temperature sta alterando profondamente le abitudini e l’habitat della marmotta alpina, e le scarse nevicate stanno costringendo questi animali ad adattarsi, come evidenziato dagli studi sul campo nei principali parchi alpini
Le marmotte non hanno ghiandole sudoripare e soffrono il caldo già a 20° C, così nelle giornate più roventi sono costrette a rintanarsi per ore, riducendo il tempo dedicato a nutrirsi e ad accumulare il grasso essenziale per l’inverno: in pratica la crisi climatica rischia di indebolire il fisico e la resistenza di questi roditori.
Intanto le marmotte stanno anticipando l’uscita dal letargo in primavera e, in alcuni casi, anche il rientro in autunno è cambiato. Questo succede perché l’aumento delle temperature modifica la disponibilità di cibo e la fusione della neve: se la neve si scioglie prima, le marmotte devono riattivare prima le loro attività. In alcune zone alpine si è osservato anche un impatto sulla durata del letargo. Non è uniforme: dove gli inverni sono più miti e instabili, il ritmo biologico può diventare meno “regolare”, con conseguenze sulla sopravvivenza dei piccoli o sulle riserve di grasso accumulate. Ma per superare i 6 mesi di ibernazione, il periodo del letargo, la marmotta ha bisogno sia di spesse riserve di grasso sia di un buon manto nevoso che isoli la tana dal gelo estremo. La mancanza di neve e le temperature più miti disturbano il riposo e aumentano i tassi di mortalità invernale.
Un altro effetto importante è lo spostamento verso quote più alte. Con il riscaldamento, le marmotte tendono a cercare habitat più freschi, ma questo spazio non è infinito: sopra una certa altitudine semplicemente non possono andare oltre.
La marmotta alpina è considerata abbondante e in aumento nelle Alpi italiane. Le stime più usate dagli enti naturalistici parlano di decine di migliaia di esemplari, distribuiti in modo abbastanza continuo lungo l’arco alpino, sopra il limite del bosco, circa tra 1.500 e 3.000 metri.
Le concentrazioni principali sono:
- Alpi occidentali: Piemonte e Valle d’Aosta (tra le popolazioni più dense)
- Alpi centrali: Lombardia e Trentino-Alto Adige
- Alpi orientali: Veneto e Friuli Venezia Giulia
La marmotta è importante per l’ambiente soprattutto perché è una specie “ingegnera dell’ecosistema”: non si limita a vivere in un habitat, ma lo modifica attivamente, con effetti positivi per molte altre specie.
Nel caso della marmotta alpina, il ruolo ecologico si vede chiaramente nelle Alpi.Scavando gallerie e tane, le marmotte arieggiano il terreno, migliorano il drenaggio dell’acqua e mescolano gli strati del suolo.
Tutto questo rende il suolo più fertile e favorisce la crescita di piante alpine.Inoltre le marmotte si nutrono di erbe e fiori, e il loro pascolo evita che alcune piante dominino tutte le altre e mantiene i prati più “aperti” e vari.
Questo crea habitat adatti a insetti, uccelli e piccoli mammiferi.
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