Così i tappi del vino italiano ci salveranno dal vino italiano

di ANTONIO CIANCIULLO Un brindisi per difendere il clima e il vino. L’istituto che raccoglie i Grandi Marchi, 17 tra le maggiori aziende italiane, ha deciso di azzerare le emissioni di anidride carbonica legate alla promozione del vino italiano all’estero piantando alberi speciali: querce da sughero. A Badde Manna Su Crastu, vicino a Nuoro, a […]

di ANTONIO CIANCIULLO

Un brindisi per difendere il clima e il vino. L’istituto che raccoglie i Grandi Marchi, 17 tra le maggiori aziende italiane, ha deciso di azzerare le emissioni di anidride carbonica legate alla promozione del vino italiano all’estero piantando alberi speciali: querce da sughero. A Badde Manna Su Crastu, vicino a Nuoro, a tutela di un’area di grande pregio paesaggistico, nascerà un bosco di 3.750 querce da sughero che toglieranno gas serra dal cielo e contribuiranno a fornire i tappi necessari a mantenere, assieme al piacere degustativo, un elemento della tradizione enologica.

"Vogliamo restituire alla natura una piccola parte di quello che la natura fa per noi", spiega il presidente dell’Istituto, Piero Antinori. "E nello stesso tempo vogliamo difendere il sughero come componente irrinunciabile del vino di qualità". Una decisione – sottolinea Giuseppe Gamba, il presidente di AzzeroCO2, la società che certifica l’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica – importante anche perché cade nell’anno internazionale delle foreste e rappresenta il primo esperimento di questo tipo nel settore vinicolo.

L’impegno a difesa delle sugherete è stato assunto dall’Istituto Grandi Marchi per due motivi. Il primo, quello ambientale, è che un tappo di sughero (14 miliardi di pezzi venduti ogni anno) inquina dal punto di vista dei gas serra 24 volte meno di un tappo a vite e 10 volte meno di uno di materiale sintetico. Il secondo, legato alla qualità del prodotto, è che l’elasticità del sughero permette al tappo di svolgere la sua funzione di chiusura ermetica all’interno della bottiglia garantendo una pressione costante lungo la superficie interna del collo della bottiglia e ritornando alle dimensioni originali, una volta estratto, in pochi minuti.

Inoltre il sughero nel Mediterraneo è di casa. Gran parte delle 300 mila tonnellate prodotte ogni anno nel mondo si concentra nell’area compresa tra Portogallo (52,5 per cento del sughero mediterraneo), Spagna (29,5 per cento), Italia (5,5 per cento), seguiti da Algeria, Marocco, Tunisia e Francia.

Le foreste di quercus suber rappresentano dunque un elemento che da sempre caratterizza il nostro paesaggio, ma senza l’alleanza con i vignaioli (il 70 per cento del sughero viene utilizzato dall’industria del vino), la loro sopravvivenza potrebbe farsi molto difficile. Come ha denunciato recentemente anche una campagna condotta da Wwf, Assoimballaggi e Federlegno, i 2,2 milioni di ettari di foreste da sughero nel Mediterraneo che assorbono ogni anno 14 milioni di tonnellate di anidride carbonica sono assediati dalla speculazione e dagli incendi dolosi.
Ora, per la prima volta, le aziende icona del vino (Antinori, Cà del Bosco, Jermann, Donna Fugata, Alois Lageder, Lungarotti, Mastroberardino, Biondi Santi, Tasca d’Almerita, Carpené Malvolti, Michele Chiarlo, Pio Cesare, Ambrogio e Giovanni Folonari, Tenuta San Guido, Rivera, Umani Ronchi, Masi) hanno deciso di fare un primo concreto passo in direzione della tutela delle sugherete sarde che rappresentano quasi il 90 per cento del patrimonio italiano e che rischiano – ricorda il preside della facoltà di Agraria di Sassari, Pietro Luciano – di perdere un quarto della superficie nei prossimi 30 anni.

"Il bosco a Badde Manna è il primo passo in direzione di un percorso di sostenibilità che si potrà sviluppare con progetti di azzeramento delle emissioni complessive delle più importanti cantine italiane", prevede Andrea Seminara, direttore di AzzeroCO2. "Anche perché sempre di più nel marketing internazionale del vino di alta qualità comincia a contare il profilo di responsabilità sociale e ambientale delle aziende. Produrre l’eccellenza è la condizione indispensabile per competere a livello globale, ma se le cantine danno un contributo concreto per garantire la stabilità del clima che regolerà le prossime annate il vino acquista valore".

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