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Così cambia il lavoro delle donne: quasi duemila fanno le camioniste, 2.400 sono fabbri

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MARIA NOVELLA DE LUCA

Classe 1974, due figlie piccole, un marito, un diploma da ragioniere e uno da geometra, Barbara Belli di Sommalombardo dice di aver cominciato ad amare la professione di meccanico fin da ragazzina, nell´officina che allora era del nonno e riparava autobus e veicoli industriali. «Già a 14 anni smontavo e rimontavo le ruote dei camion, sono cresciuta tra attrezzi e marmitte, dopo il diploma è stato naturale che entrassi qui, però non volevo stare in ufficio, in amministrazione, ma tra le auto e a contatto con la gente. Ora gestisco tutto e in particolare le revisioni. È un lavoro duro ma di soddisfazione, non lo cambierei». Storia di Barbara, donna meccanico, e di tante altre. Che fanno mestieri da uomo. Centinaia in Italia, sempre di più secondo l´ufficio studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza, che ha passato al setaccio i registri nazionali delle imprese artigiane, scoprendo che mestieri tipicamente maschili sono ormai declinati sempre di più al femminile. Anche se duri, faticosi, dove ci si sporcano le mani, si usano martelli e saldatrici, si vive fuori orario e magari bisogna dormire la notte in un parcheggio, nella pancia del camion, tra decine di colleghi maschi. In Italia ci sono 1.800 camioniste, 400 elettriciste, 1.100 tappezziere, 300 calzolaie, 300 donne falegname, soltanto 140 idrauliche, ma ben 2.380 donne fabbro, un piccolo esercito di artigiane del ferro, se si pensa che ogni dieci nuovi fabbri uno è donna.
Aggiunge Barbara Belli: «Molte mie amiche ritengono strano che io faccia il meccanico, certo per una donna è pesante, non lo nego, e a volte sogno un bell´ufficio dove andare con il tailleur e i tacchi alti, invece che con una tuta macchiata di grasso, la mia estetista quando deve farmi il manicure mi sgrida e dice che mi sto rovinando le mani…Pazienza. È un buon lavoro, i clienti sono contenti e l´impresa va. Di questi tempi non è poco».
Carrozziere, camioniste, fabbre. Fatica sì, ma anche passione. La crisi incalza, erode l´occupazione femminile, la maternità è un lusso, le aziende licenziano, una donna su cinque perde o lascia il posto di lavoro dopo la nascita del primo figlio. Invece poi si scopre che esiste uno spicchio di mondo femminile che cammina e produce. Rivoluzionando schemi e ruoli. Provando, anche, a conciliare i ruoli. Elisabetta Centelli di Livorno, ad esempio, ha 41 anni, un bimbo di 17 mesi, e nella sua "bottega" piega barre di ferro, salda, fonde e disegna ringhiere, finestre e cancellate artistiche. O Elda Guarise, che ha 47 anni, tre figli grandi, guida la sua motrice con rimorchio da 15 anni, macina ottomila chilometri al mese, e con le sue amiche camioniste fa parte del blog "Lady Truck". E poi c´è Sandra Ghirardi, calzolaia e single di ferro, a Parma la conoscono tutti, il suo negozio in via Massimo D´Azeglio è un punto d´incontro del quartiere, Sandra e la sua vecchia macchina da cucire Necchi rigorosamente a pedale, perché quelle elettriche, dice «non servono a niente». E ancora Saveria Poletti, di Salerno, 25 anni, che gira la Campania montando antenne paraboliche e riparando impianti elettrici, «il mio ragazzo vorrebbe sposarmi – rivela – ma adesso non ho tempo». 
Numeri piccoli che stanno però scardinando professioni fino a ieri inaccessibili, spesso ignorate dalle donne stesse, o considerate soltanto "roba da uomini". È bella la storia di Elda, veneta di Cittadella, camionista per passione ma anche per dare una mano alla famiglia. «Ho cominciato ad occuparmi di camion da giovane, lavoravo in un grande magazzino di frutta, ogni tanto mi chiedevano di spostare un mezzo, salivo là sopra e mi divertivo, ho scoperto che mi sarebbe piaciuto guidare, anche mio marito faceva il camionista, ma c´era bisogno di fare più viaggi, così ho preso la patente. Fino a quando i bambini erano piccoli ho fatto tratti brevi, in zona, adesso che sono grandi mi spingo in viaggi più lunghi, a volte resto fuori anche la notte. È stata dura, ma così siamo riusciti a farli studiare, mia figlia maggiore – Elda lo dice con orgoglio – è già laureata, si occupa di banca e finanza. Guidare mi piace, ascolto la radio, il mio camion l´ho tutto decorato da sola, quando posso vado anche ai raduni, mi incontro con le amiche… Con i colleghi uomini il rapporto non è sempre facile: ci sono quelli che ti aiutano e quelli che ti dicono "vai a lavare i piatti". La cosa peggiore è la notte, dormire nel camion, senza bagno, al freddo, certo, cerco sempre di scegliere aree sicure, però, non sei mai tranquilla…».
Ed è una vita nomade anche quella di Saveria Poletti, un diploma all´Itis di Salerno, un po´ di apprendistato in piccole aziende di elettronica ed elettrotecnica, e poi via, con la sua Panda 4X4 a installare parabole e antenne centralizzate in tutto il Cilento. Allegra, positiva e ottimista, Saveria ammette di essere nella sua regione, «una specie di mosca bianca, gli elettricisti sono pochi in generale, le elettriciste semplicemente non esistono». Infatti il dato della Camera di Commercio ne segnala soltanto 422 in tutta Italia, Saveria dunque, con i suoi 25 anni, è una vera pioniera. Soprattutto al Sud. «Spesso quando le persone mi chiamano restano spiazzate sentendo una voce femminile, e ancora di più quando spiego loro che il tecnico sono io, cioè una donna… Poi sono costretti a fidarsi se vogliono vedere la tv, e quando mi conoscono – scherza Saveria – non mi mollano più. Questa professione è faticosa, difficile, devi arrampicarti sui tetti, sui balconi, anche sui ponteggi, ho decine di richieste, mia madre ha sempre paura, mio padre invece mi incoraggia, dice che è un buon lavoro anche se non è da donne, ma adesso sono giovane, va bene così, l´unico problema è il mio ragazzo che vorrebbe una vita più tranquilla e magari una fidanzata che non corre sempre qua e là. Però dovrà abituarsi».
Ma sfidare fatica fisica e rischio per fare mestieri fino a ieri unicamente maschili, cosa vuol dire in termini di genere, di parità? Una conquista, oppure un appiattimento su modelli che rendono ancora più pesante la vita delle donne? Francesca Zajczyk, docente di Sociologia all´università Bicocca di Milano, dice che in realtà «si tratta di segnali di grande consapevolezza da parte del mondo femminile, le donne rompono gli stereotipi e si mettono a fare mestieri da uomo, non importa se la spinta è la passione o la necessità, ciò che conta è la sfida a un giudizio sociale che le guarda ancora con sospetto se aggiustano auto o impianti elettrici, ma poi le accetta, ne ha bisogno, e questo porterà, passo dopo passo, a un cambiamento culturale». E poi, sembra, la fatica non è un problema.
Almeno così racconta Elisabetta Centelli, fabbro con diploma all´Istituto di Belle Arti. «In officina faccio tutto: piego il ferro, uso la saldatrice, martello le lastre per renderle lisce, e non sono mica robusta, peso poco più di 50 chili. Devo dire che in questi anni un po´ di muscoli me li sono fatti, ma a me piace seguire tutta l´opera, dai disegni, alla manifattura vera e propria. La parte più bella è fare le cancellate artistiche, lì ci possiamo sbizzarrire con gli ornamenti e i decori. La sera le spalle fanno male, è vero, ma non vedo altre controindicazioni per una donna. Adesso però mi sono fermata: mio figlio ha soltanto 17 mesi e voglio stare con lui, almeno per un po´, è bello vederlo crescere».