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Cosa fa l’Italia per fermare il cemento?

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L’unico settore economico in crescita a due cifre del nostro Paese è il turismo enogastronomico. E questo settore si basa sul paesaggio. Cosa fa quindi l’Italia per promuovere e tutelare questa importante risorsa?

Ce lo dice Luca Martinelli, redattore della rivista Altraeconomia e autore del libro Le conseguenze del cemento: «Il paesaggio e il territorio sono usati come bancomat dagli enti locali per fare profitto e far fronte ai continui tagli di bilancio». In poche parole stiamo cementificando, distruggendo, inquinando.

«Nel mio libro ho analizzato questa “filiera” grigia che cancella l’Italia, soffermandomi soprattutto sulle cause del fenomeno. Ovvero chi sono i mandanti di questo percorso. Ci sono gli “aiuto-registi, gli enti locali che come ho detto vedono il paesaggio, patrimonio di tutti, come strumento per battere cassa. Poi i registi sono i grandi gruppi bancari che spesso appoggiano le operazioni di speculazione edilizia. La legislazione che regola queste dinamiche è un Regio Decreto del 1927, questo dice tutto».

Gli esempi sono innumerevoli, e Luca nel suo libro ne fa un’ampia analisi. C’è pure il caso dell’area ex Falck, raccontata già “in tempi non sospetti”. Le conseguenze del cemento è un libro da leggere se siete interessati all’argomento, e dovreste visto che si parla del paesaggio che è anche roba vostra. 

«Questo fenomeno alla fine è facilitato anche dagli agricoltori» interviene Robertto Burdese «i quali vendono i loro terreni agricoli per l’edificazione. Ma questa rimane una scelta, se non legittima, comprensibile, poiché i contadini non vendono più nella loro attività un’adeguata fonte di reddito. Il processo non si può fermare senza una riqualificazione del mestiere del coltivare la terra».