Questo sito contribuisce all'audience di

Commercio equo? L’unione fa la forza

di Posted on
Condivisioni

Ottobre da diversi anni in Italia e’ il mese del commercio equo e solidale. I diversi protagonisti propongono varie iniziative culturali per rilanciare sul territorio nazionale questa spesa che intende coniugare, con l’acquisto di prodotti del Sud del pianeta, i criteri di giustizia sociale con il rispetto dell’ambiente.

La tendenza e’ positiva. Nel 2009, in tutto il mondo, i consumatori hanno speso infatti 3,4 miliardi di euro in prodotti certificati Fairtrade, il marchio dei prodotti doc, con una crescita del 15%, davvero superiore alle previsioni. In Italia, le vendite hanno retto all’anno “orribile” della crisi con un aumento del 10%. Insomma, data la contrazione dei consumi tradizionali, la spesa etica tiene anche nella Penisola grazie alla consapevolezza crescente dei cittadini e a nicchie come le parrocchie, le associazioni e i sindacati .

Ma la novita’ di quest’anno e’ che le diverse centrali di importazione e le associazioni dei venditori, da sempre divise in numerose sigle piu’ per divergenze di metodo che di contenuto, non si presentano in ordine sparso alle manifestazioni del mese del rilancio.

La prima conferma di questo tentativo di dialogo e riavvicinamento inizia oggi e continua fino a domenica a Ferrara, dove l’associazione Botteghe del Mondo, circuito di 300 gruppi che garantisce a 1.700 mila cittadini del Sud la vendita di prodotti a prezzi giusti, organizza la sedicesima Fiera nazionale itinerante del commercio equo e solidale, Tuttaunaltracosa.

L’edizione 2010 e’ incentrata sulla valenza culturale e politica dell’approccio equo e solidale e sui risvolti dei cambiamenti climatici. Sono attese 40mila persone. Il menu della tre giorni di Ferrara, che si svolge in collaborazione con il festival della rivista Internazionale, prevede la partecipazione di un centinaio di Botteghe, delle centrali di importazione del commercio equo, la presenza di stand informativi e di vendita e la contemporanea organizzazione di forum e seminari sui temi del commercio internazionale e delle campagne.

E per ribadire il tentativo di unita’, il momento chiave e’ il convegno organizzato da Assobotteghe per la prima volta con il circuito di cooperative Fair sul tema Verso un nuovo commercio equo ed una nuova economia di giustizia nel pomeriggio di sabato. Botteghe del Mondo, che sta per essere accreditata dall’Ifat, l’ente internazionale che concede il marchio globale Fair Trade, lancera’ in quell’occasione le iniziative del 12 ottobre, giornata nazionale del commercio equo. Il calendario prevede quasi in contemporanea in questi giorni la campagna di sensibilizzazione di Ctm, la prima centrale nata nella Penisola, a Bolzano.

La svolta, “storica” per gli addetti ai lavori, e’ prevista per il 15 ottobre a Milano, alla Cascina Cuccagna, uno spazio del 1700 in pieno centro recuperato alla coltivazione biologica da un gruppo di cittadini e da associazioni. Qui per la prima volta Ctm organizzera’ un atteso convegno con Transfair, l’altra centrale di importazione nazionale, “concorrente” con cui i rapporti non sempre sono stati idilliaci. Si tratta del punto di arrivo di un dialogo e di una staffetta, dato che dal 16 al 31 Transfair organizza la campagna nazionale Fa’ la spesa giusta per promuovere gli acquisti e la cultura dell’economia solidale nella grande distribuzione.

Cosa e’ cambiato in questo autunno nel mondo del commercio equo italiano? Sul versante interno probabilmente il desiderio dei dirigenti di cavalcare i risultati positivi trasformandoli in un boom vero e proprio. Piu’ unita’ per fare pressione e migliorare la qualita’ della promozione culturale. E a livello internazionale, non si puo’ ignorare la drammatica richiesta di aiuto che viene dai produttori travolti dagli impatti dei mutamenti climatici sul Sud. Secondo dati del Wto, l’organizzazione del commercio, la siccita’ potrebbe far crollare la produzione agricola dell’Africa subsahariana del 50% entro il 2020 e le precipitazioni impazzite inondare le piane ad esempio del Bangladesh. Molti dei partner del commercio equo italiano premono per agire a livello politico e con la sensibilizzazione. E chiedono un’azione efficace, quindi unitaria.