I commercialisti sono in ansia per i rischi che corrono di perdere una fetta importante del loro lavoro a causa dei software programmati per utilizzare l’Intelligenza Artificiale nella dichiarazione dei redditi.
In teoria, l’IA svolge un lavoro di assistente, con queste modalità:
- Raccoglie i documenti
Fatture, CU, ricevute, estratti conto, contratti, dichiarazioni precedenti ecc. - L’IA legge e organizza i dati
Può estrarre automaticamente importi, date, fornitori, IVA, categorie di spesa e segnalare documenti mancanti o anomalie. - Fa controlli e calcoli preliminari
Per esempio può confrontare fatture e registri, individuare duplicazioni o classificazioni sospette e preparare una bozza della contabilità. - Il commercialista verifica
Questa è la parte fondamentale: il professionista controlla ciò che l’AI ha prodotto, applica la normativa fiscale e decide cosa è corretto. - Prepara la dichiarazione dei redditi
L’AI può velocizzare la preparazione, ma l’invio e la responsabilità professionale restano in capo al commercialista secondo il servizio e l’incarico conferito.
Il problema nasce dal fatto che i software attuali possono già automatizzare una parte significativa del lavoro: acquisizione delle fatture, contabilizzazione, categorizzazione dei movimenti bancari, acquisizione dei dati dallo SDI e altre attività ripetitive. Inoltre sono realizzati in modo da conoscere tutta la normativa fiscale sul territorio, rendendo così meno necessario l’intervento del commercialista. In Germania, nel febbraio 2026 la Steuerberaterkammer Berlin, cioè la Camera dei consulenti fiscali di Berlino (l’equivalente dell’Ordine dei commercialisti in Italia), ha effettivamente citato in giudizio Accountable, una società Tax-Tech che offre un prodotto chiamato “KI-Steuerberater” (“commercialista-consulente fiscale AI”). La controversia riguarda soprattutto fin dove può arrivare un software AI nella consulenza fiscale senza diventare, giuridicamente, un’attività riservata ai commercialisti. Accountable sostiene esattamente il contrario. Dice che si tratta chiaramente di un prodotto digitale, non di una persona, e considera la causa una possibile “decisione di principio” sul rapporto tra AI e professioni regolamentate, come quella dei commercialisti.
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