Sentirsi svuotati, a causa delle continue pressioni sul lavoro, e non avere mai tempo per recuperare. Il burnout è uno stato di esaurimento fisico, mentale ed emotivo causato da stress prolungato, spesso legato al lavoro, allo studio o a responsabilità continue.
Con l’aumento cronico dell’ansia da prestazione, e con i ritmi sempre più stressanti imposti dalla tecnologia, siamo arrivati, secondo un’indagine del Censis, a un italiano su tre che si dichiara a un passo dal burnout oppure ne manifesta i sintomi. Secondo gli ultimi dati dell’Inail, nel 2025 l’aumento del fenomeno è stato del 17 per cento rispetto all’anno precedente. Commenta Anna Sofia Tuccillo, psicologa clinica dell’Ospedale San Raffaele di Milano: “Con questi numeri e con questa tendenza, non possiamo più parlare di casi isolati, ma siamo di fronte a un fenomeno di massa”
- Riconoscete i segnali precoci: stanchezza costante, irritabilità, cinismo verso il lavoro o gli impegni, difficoltà a concentrarti, sensazione di non “staccare” mai.
- Mettete confini chiari: stabilite orari di fine lavoro ( o di fine studio), limitate al minimo indispensabile le notifiche fuori orario e imparate a dire “non riesco a farlo in questo momento” quando il carico è eccessivo.
- Riducete il sovraccarico, non solo il tempo: spesso il problema non è solo quante ore fate, ma il numero di responsabilità, interruzioni e decisioni continue.
- Fate pause vere: brevi pause durante la giornata e periodi di recupero senza obiettivi produttivi aiutano il cervello a recuperare.
- Proteggete le basi fisiche: sonno regolare, movimento, alimentazione sufficiente e tempo all’aperto influenzano molto la resilienza allo stress.
- Conservate l’abitudine di fare attività che non siano “prestazioni”: hobby, amicizie, creatività o momenti piacevoli senza un risultato da raggiungere. Sono cose che consentono di difendere i propri spazi di leggerezza fisica e mentale.
- Condividete il carico: parlare con colleghi, familiari o persone di fiducia può aiutare a ridimensionare problemi e trovare soluzioni pratiche.
- Controllate il perfezionismo: obiettivi molto alti senza margine di errore possono consumare molte energie.
L’importante è avere la cosapevolezza, sul lavoro come nello studio, di evitare richieste che, complessivamente, possono superare il carico di stress fisico e mentale che siamo in grado di reggere senza danni.
Anche lo smart working può essere un possibile strumento per ridurre il rischio di burnout, ma non è una soluzione automatica e può diventare un’arma a doppio taglio. Dipende molto da come viene organizzato.
Può aiutare perché:
- riduce i tempi e lo stress del pendolarismo;
- permette maggiore flessibilità nella gestione della giornata;
- può aumentare il senso di autonomia e controllo sul proprio lavoro;
- può facilitare un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro.
Tuttavia, può anche favorire il burnout se:
- porta a lavorare più ore senza veri stacchi;
- rende difficile separare casa e lavoro;
- aumenta l’isolamento sociale;
- crea pressione a essere sempre disponibili online.
Per essere davvero preventivo, lo smart working dovrebbe essere accompagnato da orari e confini chiari, obiettivi realistici, pause regolari, contatti e collaborazione con il team di lavoro, controlli aziendali non ossessivi.
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