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Cibo 1 / Cosa si nasconde sulla nostra tavola?

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La cucina è diventata il patio dei salotti televisivi più seguiti dal pubblico. La conferma di questo trend avverrà il prossimo autunno con le prime serate della Prova del Cuoco, il debutto di Benedetta Parodi su la7 (il canale ha già il suo spazio dedicato alle sfide culinarie) e l’inizio di MasterChef, il talent pensato per gli aspiranti cuochi che Sky trasmetterà su Cielo, il suo canale del digitale terrestre. La moltiplicazione di questi spazi non tiene conto di quanto accaduto in rete negli ultimi anni. Oggi gli utenti utilizzano internet per capire cosa mangiano. La crescita di questo tipo di informazione, lontana dal piccolo schermo, è rappresentata da TrashFood.com, il blog di Gianna Ferretti, ricercatrice della Facoltà di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche.
“Una stima per difetto ci dice che solo in Italia ci sono più di cento food-bloggers. Molti di questi sono addetti ai lavori che pubblicano ricette, recensioni di locali o di prodotti. Il blog è diventato una vetrina per tutti i produttori che vogliono farsi conoscere. Su TrashFood, invece, mi interrogo sugli effetti che alcuni ingredienti hanno sulla salute. Il 70-80% dei prodotti che acquistiamo o che troviamo sugli scaffali ha subito dei processi che ne modificano la qualità nutrizionale. Le filiere alimentari sono sempre più complesse. Molti degli additivi utilizzati hanno uno scopo esclusivamente estetico”.
Una parte di TrashFood è dedicata all’analisi dei prodotti. “Le etichette, sottolinea la ricercatrice, sono troppo spesso ignorate. I primi dati disponibili indicano che i consumatori europei impiegano 35 secondi per scegliere un prodotto. La maggior parte delle persone ha delle informazioni adeguate che non riesce ad utilizzare quando compra. Un elenco lungo di additivi dovrebbe far diffidare il consumatore. Coloranti e aromi non sono indispensabili per preservare la qualità nutrizionale di un prodotto”.
L’abuso di additivi nuoce alla salute dei consumatori. “Nella società occidentale sono in aumento diabete e obesità. Secondo le pubblicazioni scientifiche l’incremento di queste patologie e delle intolleranze alimentari sono provocate dalla permeabilità intestinale, compromessa da un apporto eccessivo di additivi. Questo dato non deve creare allarmismo ma stimolare una lettura critica delle etichette”.
Di questo specifico analfabetismo dovrebbero occuparsi le istituzioni a cui spetta il compito di fare educazione alimentare nelle scuole. “In più occasioni", sottolinea Ferretti, "sono stati annunciati programmi obbligatori di educazione alimentare nelle scuole. A queste proposte non sono seguite delle azioni concrete. Le iniziative di educazione alimentare fino ad oggi pianificate si sono contraddistinte per la mancanza di continuità temporale e per la disomogeneità degli interventi a livello nazionale”.
Le nuove generazioni hanno sempre più occasioni per conoscere i prodotti che dovrebbero evitare per crescere bene. Nel 2009 la Commissione Europea ha aperto alla tv il product placement. Questa specifica forma di sponsorizzazione, che prevede l’utilizzo esplicito di prodotti, era permessa solo al cinema. “Su TrashFood mi occupo di product placement perché la pubblicità alimentare contenuta in programmi televisivi rivolti ai bambini ha un impatto notevole sulle loro abitudini alimentari e di conseguenza sulla loro salute", spiega Ferretti. "Da tre anni le associazioni internazionali di consumatori chiedono un codice di autoregolamentazione sulla pubblicità di cibi o modelli alimentari poco salutari che si rivolgono soprattutto ai bambini”. Alla televisione questo tipo di prevenzione non interessa. Senza il trash food non potrebbe più fare i reality, trasmessi anche in Italia, dedicati agli adolescenti XXL.

Fonte: La Repubblica – D