Il solletico viene definito come una stimolazione tattile che provoca una risposta riflessa di risata, movimento o contrazione muscolare involontaria, mediata dal sistema nervoso centrale e periferico. La reazione caratterizzata dalle risa è provocata da un tocco improvviso, o ripetuto, in particolare in alcune zone del corpo: la pianta dei piedi, le ascelle, il collo e i fianchi. Ma alcuni studi scientifici fanno risalire il solletico a un meccanismo primordiale di difesa dell’uomo. In particolare uno studio del maggio del 2025, pubblicato su Science Advance, analizza il fenomeno del solletico (“gargalesis”) da un punto di vista neuroscientifico e evolutivo, e mette in luce quanto ancora la scienza non abbia una teoria definitiva, pur riconoscendo l’importanza evolutiva delle risposte al solletico e la loro possibile funzione nel comportamento sociale e nella protezione corporea.
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Tipi di solletico
Non esiste un solo tipo di solletico. In genere si distinguono due forme principali, che spiegano perché non reagiamo sempre allo stesso modo.
- Knismesi: è il solletico più lieve, spesso superficiale, simile a un prurito o a una sensazione di sfioramento. Può essere provocato da un tocco leggerissimo, da un insetto che cammina sulla pelle o da un contatto appena percettibile. Di solito non scatena grandi risate, ma una reazione di fastidio o di allerta.
- Gargalesi: è il solletico più intenso, quello che provoca risate, scatti involontari e movimenti di difesa. Si manifesta soprattutto nelle zone più sensibili del corpo, come ascelle, fianchi, collo e pianta dei piedi.
La differenza è importante perché aiuta a capire che il solletico non è solo un “gioco”, ma una risposta complessa che coinvolge tatto, cervello, emozioni e riflessi.
Le diverse reazioni
Quando veniamo solleticati, la risposta non è uguale per tutti. Alcune persone ridono subito, altre si irrigidiscono, altre ancora reagiscono con un movimento brusco per allontanare la mano che le tocca. Tutto dipende da una combinazione di fattori: sensibilità individuale, zona del corpo coinvolta, contesto e rapporto con la persona che provoca il solletico.
Le reazioni più comuni sono:
- risata involontaria, che non sempre coincide con una vera sensazione di piacere;
- contrazione muscolare e irrigidimento, come risposta automatica del corpo;
- movimento di fuga o difesa, a volte molto rapido;
- fastidio, soprattutto se il solletico dura troppo o arriva in un momento di stress.
Proprio per questo il solletico va sempre dosato con attenzione, specie con i bambini: una reazione che dall’esterno sembra divertita può in realtà trasformarsi in disagio se chi lo riceve non riesce a interromperlo.
Altri studi sul solletico
Secondo gli studi degli esperti e scienziati dell’Università di Tuebingen, il solletico attiverebbe la parte del cervello che anticipa il dolore: per questo motivo quando si viene solleticati si può accidentalmente colpire l’altro con movimenti dettati da un riflesso incondizionato in risposta al dolore.
Un’altra teoria, invece, interpreta il solletico come un meccanismo precoce di apprendimento sociale e di legame: attraverso il gioco del solletico i bambini sperimentano contatto, sorpresa e “regole” della relazione (avvicinamento, pausa, stop), soprattutto nella dinamica con il genitore. In questa lettura il solletico diventa un modo per allenare fiducia, comunicazione non verbale e riconoscimento dei confini.
In questa cornice si inserisce anche la ricerca del 2025 pubblicata su Science Advances, che affronta il solletico da un punto di vista neuroscientifico ed evolutivo e sottolinea quanto il fenomeno resti ancora senza una teoria definitiva, pur mostrando indizi sulla sua funzione di protezione corporea e di comportamento sociale.
Perché non possiamo farci il solletico da soli
Quasi tutti lo hanno provato almeno una volta: tentare di farsi il solletico da soli funziona pochissimo o non funziona affatto. Il motivo è che il cervello, quando il movimento parte da noi, prevede il contatto e ne attenua l’effetto.
In pratica, il sistema nervoso distingue gli stimoli auto-generati da quelli esterni. Se siamo noi a toccarci, il cervello “sa già” che cosa sta per accadere e riduce la risposta di sorpresa, che è uno degli ingredienti fondamentali del solletico più intenso. Questo meccanismo di previsione sensoriale è stato descritto in studi neuroscientifici ormai classici.
È anche per questo che il solletico provocato da un’altra persona può risultare molto più forte: non controlliamo né il tempo né l’intensità del tocco, e il fattore sorpresa resta alto.
In fondo, il solletico ci ricorda una cosa molto concreta: il corpo non reagisce solo al contatto, ma anche al modo in cui il cervello lo interpreta. E capire questi meccanismi aiuta a non sprecare energia in spiegazioni troppo semplici per un fenomeno che, invece, è sorprendentemente complesso.
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