- Artico (Nord del pianeta): il ritorno a livelli “normali” è stimato intorno al 2045.
- Antartide (Sud del pianeta) : l’area con il buco più evidente ogni primavera australe richiederà più tempo, e il recupero completo è atteso verso il 2060–2066 circa.
Ma che cosa insegna la parabola del buco dell’ozono? Una cosa fondamentale che dovremmo scolpirci nella testa anche a proposito della crisi climatica: quando reggono gli accordi internazionali, nulla è perduto nell’ambiente e in generale rispetto alla salute del Pianeta.
Il riconoscimento dei pericoli rappresentati dal cloro e dal bromo, per lo strato di ozono, consentì di arrivare alla firma del “Protocollo di Montreal” sulle sostanze che riducono lo strato di ozono, già nel lontano 1987. Da allora si è avviata una riduzione costante, in vista della sua completa eliminazione, dei CFC, sostanze chimiche danneggiano lo scudo dell’ozono e determinano il famoso “buco” al suo interno. Si tratta di composti chimici stabili, usati un tempo in frigoriferi, condizionatori, spray e schiume: grazie al “Protocollo di Montreal” di fatto stanno scomparendo.
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