Nel bresciano con gli scarti delle cave di marmo si realizzano piste ciclabili

Gli esempi delle ciclabili a Bergamo e Pinerolo. Una vera miniera di materiali riutilizzabili anche per i sottofondi stradali

Uova di Pasqua62

Nell’area bresciana, soprattutto nel distretto del Botticino, si estrae da secoli il famoso marmo di Botticino e la sua lavorazione produce grandi quantità di scarti e polveri di pietra. A parte il Botticino, in queste cave si estraggono  anche altri tipi di marmo, come la Breccia Aurora, la Breccia Oniciata, e il Porfido della Valcamonica. Una quota significativa del materiale rimane in cava come detrito o pietrame.

La lavorazione del marmo produce molti scarti perché il marmo viene estratto e trasformato partendo da blocchi naturali irregolari, mentre il prodotto finale deve avere forme precise e superfici perfette.

Non tutta la roccia è utilizzabile come marmo commerciale, durante il taglio dei blocchi si eliminano parti con fratture, venature indesiderate o difetti, e una  quota significativa del materiale rimane in cava come detrito o pietrame. Inoltre, per ottenere le lastre, il blocco viene segato con fili diamantati o lame, lo spessore del taglio si trasforma in polvere e fanghi di lavorazione: più lastre si producono, maggiore è la quantità di materiale perso nei tagli e poi destinato a diventare rifiuto.

Questi materiali non vengono necessariamente buttati: una parte viene recuperata come aggregato per l’edilizia, sottofondi stradali, misti granulari e altre opere civili. In generale, gli inerti derivati da lavorazioni lapidee o demolizioni possono essere riutilizzati nella costruzione di strade, piazzali e infrastrutture, comprese piste ciclabili.

Un esempio concreto è la ciclabile della Valle di Astino a Bergamo, realizzata con pavimentazioni in calcestre stabilizzato, fornito da aziende che lavorano  granulati derivati da materiali carbonatici e marmorei. Un altro caso è la pista ciclabile di Pinerolo (Torino), realizzata con un misto granulare stabilizzato ecocompatibile anziché con il classico asfalto. Tutti scarti che provengono dalle cave bresciane e vengono così recuperati con un processo di economia circolare.

Il Consorzio Marmisti Bresciani che raccoglie circa 60 aziende dell’area, si occupa anche di coordinare e favorire il recupero e il riciclo degli scarti delle cave.

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