Birra analcolica, non sempre è più salutare

Si presenta come green e sostenibile, ma è ricca di zuccheri. E di additivi non proprio salutari.

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C’è molto marketing attorno al mercato della birra analcolica che nel 2025, per esempio, ha raddoppiato le sue vendite rispetto ad appena quattro anni prima. I claim più utilizzati (“Ora puoi” da parte di Heineken e “Tutto il gusto, zero alcol” per la classica Peroni) fanno tutti riferimento all’aspetto salutare della birra analcolica, per il quale viene anche considerata più sostenibile. 

Sicuramente è una birra che ha meno alcol e meno calorie e conserva buona parte dei nutrienti rispetto a una birra tradizionale.

Ma tutto questo a scapito di due aspetti che gettano un’ombra sull’aspetto salutistico della birra analcolica: gli zuccheri e gli additivi. 

Per quanto riguarda gli zuccheri, questa tabella parla chiaro e mostra come, a parità di prodotto, una birra analcolica contiene ben più del doppio degli zuccheri rispetto a una birra tradizionale.

Tipo di Birra Carboidrati totali di cui Zuccheri Calorie
Birra Analcolica ~5,0 g ~2,5 g ~20 kcal
Birra Tradizionale (bionda standard) ~3,0 g ~0,1 g ~42 kcal

Che cosa comporta questa differenza per la salute? E’ presto detto: 

  • Indice glicemico più alto: Poiché gli zuccheri sono già disciolti nel liquido, vengono assorbiti molto rapidamente dal corpo. Questo può causare picchi di glicemia più rapidi rispetto alla birra normale.
  • Attenzione al diabete: Per chi soffre di diabete o insulino-resistenza, la birra analcolica può essere paradossalmente più complessa da gestire rispetto a un consumo occasionale e moderato di birra classica, proprio a causa di questo carico di zuccheri diretti.
  • Il compromesso calorico: Anche se ha più zuccheri, la birra analcolica ha comunque meno calorie totali di quella normale. Questo succede perché 1 grammo di alcol apporta ben 7 calorie, mentre 1 grammo di zucchero ne apporta 4.

Il secondo elemento che fa dubitare sulle qualità salutari della birra analcolica riguarda l’uso degli additivi, e in particolare dello sciroppo di glucosio, più economico e più semplice da lavorare del malto d’orzo tradizionalmente utilizzato nella produzione della birra alcolica. 

Il motivo per il quale si usa lo sciroppo di glucosio è proprio la compensazione necessaria per dare più sapore alla birra, una volta eliminato l’alcol, senza il quale risulta “acquosa”, amara e povera di consistenza. Lo sciroppo di glucosio serve proprio a mascherare i difetti di sapore derivanti dall’eliminazione dell’alcol e a ridare densità, con la sensazione di pienezza in bocca, alla birra. Ma lo sciroppo di glucosio, in quanto tale, totalmente privo di fibre, vitamine e proteine, affatica il fegato, porta a picchi glicemici, non stimola il senso di sazietà e dunque fa ingrassare. Si arriva così al paradosso della birra analcolica: dovrebbe proteggere il fegato in quanto priva di alcol, ma lo danneggia per gli additivi che contiene. 

Altri additivi molto discutibili sono i cosiddetti “aromi naturali”, che di naturale hanno molto poco. Sono utilizzati nella birra analcolica per restituire i profumi del luppolo persi durante la fase di evaporazione dell’alcol. Peccato che gli aromi naturali siano progettati per essere iper-appetibili, e per ingannare il cervello, facendogli assaporare un gusto pieno e piacevole, dove però di naturale non c’è nulla. In questo modo, a lungo andare, si rischia l’alterazione del gusto e l’assuefazione agli “aromi naturali”.

Nel numero di giugno 2026 del  mensile francese 60 Millions de consommateurs, c’è un test su  12 birre bionde analcoliche, in gran parte vendute anche in Italia, come la Peroni. Nessuna birra ha conquistato l’aggettivo “buona” per le sue caratteristiche organolettiche. I dati confermano  che la maggioranza dei grandi produttori di birre analcoliche aggiungono frequentemente zuccheri, che di salutare, nonostante il marketing e la pubblicità sui prodotti, non hanno nulla.

Infine, l’auto-definirsi una birra green, sostenibile e salutare, consente al produttore di birra analcolica di alzare i prezzi, sebbene dovrebbe abbassarli in quanto non paga le accise sull’alcol. In Italia, nei supermercati la birra analcolica costa in media 70 centesimi in più della versione tradizionale dello stesso marchio. La domanda è legittima: Ne vale la pena? 

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