Il biocarburante ricavato dall’olio di palma non è sostenibile

Un altro bluff: per piantare le piante dalle quali si ricava il carburante green si disboscano ettari di foreste tropicali.

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Nel lungo catalogo dei prodotti della falsa sostenibilità entra di diritto anche il biocarburante che alimenta gli aerei, a base di olio di palma. Presentato come un prodotto green, in grado di ridurre in modo notevole le emissioni di CO2 dei voli, e di decarbonizzare il trasporto aereo nell’Unione europea, in realtà il biocarburante tutto si può considerare tranne che green.

La sua presunta caratura di carburante sostenibile nasce dalla fonte per produrlo, ovvero dall’olio di palma, uno degli oli vegetali più economici e produttivi per ettaro. Peccato che gran parte della produzione mondiale viene da Indonesia e Malesia, dove per fare spazio alle piantagioni spesso vengono abbattute foreste tropicali e torbiere: al punto che l’Unione europea ha vietato l’uso dell’olio di palma per produrre biocarburanti già dal 2030. Ma, fatta la legge, trovato l’inganno, e come denuncia l’associazione ambientalista Transport&Environment, i biocarburanti, in queste condizioni e nonostante i divieti Ue dal 2030, rischiano di fare ancora più danni di quelli che provengono da fonti fossili.

L’olio di palma, vietato in prima battuta, rientra in gioco, libero da vincoli, con il nome di Pome e Pfad, ovvero due residui della lavorazione dell’olio di palma, utilizzati proprio per fare biocarburanti. Per questi due sottoprodotti la normativa della Ue è meno stringente rispetto a quanto previsto in modo diretto per l’olio di palma, e quindi l’industria dei biocarburanti è comunque incentivata a deforestare per piantare altre piante dalle quali non ricaveranno l’olio di palma, ma i suoi due sottoprodotti per il carburante da aerei spacciato per sostenibile. 

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